17 agosto 2018
Aggiornato 22:30

Perché la Ferrari ha perso una gara (ma non il Mondiale)

Non c'è solo la modifica alle gomme tra i motivi della batosta di Barcellona. Ma guai a farsi prendere dal panico: a Montecarlo la musica dovrebbe cambiare...
La partenza del Gran Premio di Spagna di Formula 1 a Barcellona
La partenza del Gran Premio di Spagna di Formula 1 a Barcellona (Ferrari)

ROMA – Più che il quarto posto di Sebastian Vettel, è soprattutto un dato a preoccupare la Ferrari di ritorno dal Gran Premio di Spagna: i ventisette secondi di svantaggio accusati dal vincitore Lewis Hamilton. Se la vittoria del campione del mondo in carica in Azerbaigian era stata soprattutto frutto della fortuna, insomma, a Barcellona l'anglo-caraibico ha messo invece in mostra una superiorità di prestazioni, sia da parte sua che della Mercedes, che non può che preoccupare il Cavallino rampante.

Quella maledetta gomma
Il fattore principale che ha influito su questa batosta, però, non ha riguardato la monoposto, bensì come è noto le gomme. Fin dalle prove libere del venerdì, Sebastian Vettel ha lamentato un feeling molto diverso per via del battistrada assottigliato di 0,4 millimetri, ufficialmente per questioni di sicurezza, che ha reso gli pneumatici ancora più duri. E sono state proprio le difficoltà incontrate dalla Rossa a far durare la mescola media fino a fine gara a costringere il campione tedesco a passare alla strategia a due pit stop, scivolando così dalla seconda alla quarta piazza finale. Ma Vettel, pur essendo stato il primo a sottolineare come la decisione della Pirelli abbia giocato a sfavore della Ferrari, si è tenuto comunque ben lontano dalle polemiche, accettando anzi con signorilità la sconfitta.

Affidabilità e aerodinamica
Piuttosto, il quattro volte iridato ha messo in chiaro che le coperture hanno rappresentato solo una parte del problema: «La verità è che: uno, non eravamo veloci abbastanza e dobbiamo capirne il perché; due, è vero, eravamo in difficoltà nel far durare le gomme; tre, abbiamo avuto evidenti problemi di affidabilità». Già, perché sulla macchina del suo compagno di squadra Kimi Raikkonen il motore è andato ko per ben due volte nel corso del weekend. La prima, al venerdì, ha costretto la Scuderia a sostituire tutta l'unità, che invece sarebbe dovuta durare fino al prossimo GP di Montecarlo. La seconda, durante la gara, per un problema di cablaggio che ha tagliato la potenza ai cilindri di sinistra e lo ha costretto al ritiro al giro 26. Come se non bastasse, ci si è messa anche la Federazione internazionale dell'automobile, proibendo i nuovi specchietti montati sull'halo, che non saranno più accettati a partire dalla prossima gara. Insomma, come lo ha efficacemente riassunto il team principal Maurizio Arrivabene, un weekend in cui è proprio «andato tutto storto».

Voglia di riscatto
Ma, come insegna la storia della Formula 1, è ancora decisamente troppo presto per farsi prendere dal panico. Se il Montmelò era infatti una pista storicamente vantaggiosa per la Mercedes, il circuito cittadino di Monaco che ospiterà il Gran Premio tra due settimane fu invece terreno di caccia per la Ferrari dodici mesi fa. In più, queste gomme così dure (e con il battistrada sottile) che la SF71H non ha proprio digerito torneranno solo tra cinque appuntamenti, a Silverstone. Insomma, più che un campanello d'allarme, quella spagnola può essere interpretata semmai come una lezione da imparare. Se anche nel Principato dovesse ripresentarsi un risultato simile, però, allora l'interpretazione cambierebbe di molto...