14 ottobre 2019
Aggiornato 12:30

Insultava Simoncelli: «Arrestatelo». Oggi Puig giustifica Marquez

Il voltafaccia del team principal della Honda: nel 2011 se la prendeva con la manovra del Sic, ora che a provocare gli incidenti è il suo pilota fa finta di nulla

Il contatto tra la Honda di Marc Marquez e la Yamaha di Valentino Rossi durante il GP d'Argentina di MotoGP
Il contatto tra la Honda di Marc Marquez e la Yamaha di Valentino Rossi durante il GP d'Argentina di MotoGP Red Bull

TERMAS DE RIO HONDO – Un tempo (era il 15 maggio 2011), si esprimeva così: «È un disastro assoluto. È un pericolo, un autentico ignorante, non capisce nulla di quello che sta facendo. Bisogna fermare questo pilota, che è sempre fuori dal limite. Andrebbe arrestato». Il destinatario di queste parole al vetriolo era il nostro Marco Simoncelli, reo di aver speronato Dani Pedrosa, provocandogli una frattura alla clavicola. A pronunciarle era Alberto Puig, allora manager nonché scopritore del pilota spagnolo.

Come passa il tempo
Da allora sono trascorsi quasi sette anni, Puig ricopre il nuovo ruolo di team principal della Honda, e oggi che nel mirino delle polemiche non c'è un avversario, ma uno dei suoi portacolori, sembra aver completamente cambiato opinione. Da moralizzatore si è trasformato in diplomatico, anzi, in avvocato difensore d'ufficio di Marc Marquez. Il fatto che il campione del mondo in carica ne abbia combinata una più del diavolo, nel corso del Gran Premio d'Argentina, non sembra toccare il suo capo, che ha anzi affastellato una serie di raffazzonate giustificazioni per tentare di spiegare il suo operato. «Penso che sia stata una giornata piuttosto complicata per Marc – ha spiegato Puig – Tutto è cominciato con quello che è successo in griglia di partenza, dove normalmente la moto non dovrebbe spegnersi. Da lì in poi le circostanze si sono fatte sempre più complesse. Il pilota ha agito sulla base del suo pensiero e della sua valutazione: come potete imamaginare, quando sei su uno schieramento con venti piloti dietro di te con i motori accesi, vuoi trovarti in una situazione di sicurezza. Perciò si è portato nella sua posizione perché pensava che fosse quello che gli comunicavano i commissari».

Colpa del bagnato
Dalla personalissima procedura di partenza inventata dal Cabroncito, il boss della Honda passa poi a narrare la sua versione del contatto con Aleix Espargaro: «Quello che è successo con Aleix lo ha spiegato molto bene Marc. È vero che è arrivato con grande velocità, forse un po' troppo, perché stava girando tre o quattro secondi più veloce di lui». Infine, ed è la ciliegina sulla torta, sentite come il successore di Livio Suppo racconta l'incontro ravvicinato tra Marquez e Rossi: «Quanto al problema con Valentino, se guardate le riprese televisive vi rendete conto che in quella curva c'era dell'acqua poco fuori dalla traiettoria. Perciò è sembrato che la ruota si bloccasse, ha dovuto rilasciare il freno ed è finito fuori. Ma lo spazio c'era, non era davvero al limite: entrambi i piloti, per via dell'umido, sono andati un po' larghi e purtroppo Marc lo ha toccato. Per noi è stato un incidente di gara, di cui ci dispiace molto, ma che ognuno può interpretare come vuole: ovviamente noi crediamo al nostro pilota». Niente più «pericolo», niente più «disastro assoluto», niente più «ignorante». Se a causare gli incidenti è Marc Marquez, si può tranquillamente far finta di nulla. E lo stesso Puig, che da pilota era noto per la sua guida dura e spigolosa, vestita la camicia bianca della Honda ha accompagnato il suo pupillo verso il box della Yamaha, per mettere in piedi quella patetica scenetta di richiesta di scuse al clan di Valentino. «Prima di tutto, credo che Valentino abbia molta esperienza, sia un campione e capisca che queste cose possono succedere in gara, specialmente con condizioni di pista così difficili – ha concluso – Francamente parlando, non credo che la notizia sia il fatto che lui sia esploso. A noi dispiace molto per l'accaduto, ma non riteniamo che il nostro pilota fosse fuori controllo. Io, da ex corridore, comprendo la rabbia e la delusione di Valentino e della Yamaha, ma cose del genere accadono e ci sono accadute molte volte nella storia delle corse».