20 agosto 2019
Aggiornato 09:30

Conti e gli altri: è ora di capire cosa accade dopo i ko al crociato

Il terzino del Milan è solo l'ultima vittima di una lunga e particolare serie di ricadute

Andrea Conti, terzino del Milan e della nazionale italiana
Andrea Conti, terzino del Milan e della nazionale italiana ANSA

MILANO - Partiamo dalle note positive: una volta con la rottura del legamento crociato del ginocchio si finiva molto spesso la carriera, oggi un calciatore ha buone speranze di rientrare dopo 7, massimo 8 mesi di stop. L'evoluzione medica ha migliorato notevolmente i rimedi e ridotto drasticamente i tempi di recupero di quello che ancora adesso è uno degli infortuni più temuti dai giocatori di calcio che sanno bene come rientrare dopo un simile ko sia lungo e fastidioso. Poi ci sono anche le note negative: la ricaduta di Andrea Conti, difensore del Milan, operato in autunno per la rottura del legamento crociato, tornato ad allenarsi in pianta stabile a metà marzo e finito nuovamente in infermeria per un guaio allo stesso ginocchio operato, stavolta per una distorsione con interessamento del menisco, minimo altri due mesi di sosta forzata.

Precedenti

Conti non è il primo che subisce una ricaduta appena rientrato, anzi, è solo l'ultimo di una lunga lista. A Roma, sponda giallorossa, ne sanno forse più di altri: prima Strootman, poi Florenzi, quindi Karsdorp, tutti finiti sotto i ferri, rientrati ed immediatamente crollati ancora sotto i colpi delle loro ginocchia. Anche un giovane della Primavera romanista, Luca Pellegrini, ha subìto la medesima sorte: rottura del legamento crociato prima, guai al menisco una volta rientrato. A Napoli c'è poi Arkadiusz Milik che maledice da oltre un anno e mezzo il suo ginocchio, martoriato da due rotture del legamento. Medici e chirurghi affermano che essendo cambiate le modalità di ricostruzione del legamento, intervenendo prelevando parte del menisco, si determina un indebolimento del menisco stesso, soggetto a problemi traumatici nel caso di un aumento dei carichi di lavoro. Altri parlano di semplici e sfortunate fatalità, altri ancora di rientri affrettati,  eppure i casi sono ormai troppi e i calciatori sembrano tremare più al momento di rientrare in campo rispetto al giorno dell'infortunio originale. Andrea Conti era guarito completamente, puntava a giocare almeno una porzione del derby del prossimo 4 aprile contro l'Inter, ma sarà costretto con ogni probabilità a saltare il resto della stagione, ritrovando il campo solo per la preparazione estiva. Un tempo il legamento crociato rotto costringeva i calciatori a rimanere fermi un anno, oggi si recupera in metà tempo, ma se ciò comporta un nuovo stop per altri 60-90 giorni, siamo così certi che il gioco valga la candela?