21 settembre 2019
Aggiornato 06:30

Ora perfino Jean Todt è contro la Ferrari: «Vuole lasciare la F1? È libera»

Ai tempi di Schumacher fu il boss della Rossa, oggi si ritrova sul fronte opposto, da presidente della Fia, nella guerra per scrivere i futuri regolamenti

Il presidente della Federazione internazionale dell'automobile Jean Todt
Il presidente della Federazione internazionale dell'automobile Jean Todt Red Bull

ROMA – Un tempo fu team principal e poi addirittura amministratore delegato della Ferrari, tra i protagonisti dell'indimenticabile epoca di successi firmati Michael Schumacher. Oggi, per un curioso paradosso della storia, Jean Todt si ritrova invece sul fronte opposto alla sua ex scuderia, nella guerra per scrivere il futuro della Formula 1. Da una parte la Rossa, alleata anche ad alcune altre squadre storicamente sue rivali, come Mercedes e McLaren; dall'altra la nuova proprietà del circus, il gruppo americano Liberty Media e, appunto, la Federazione internazionale dell'automobile presieduta proprio da Todt. In ballo c'è la definizione delle regole del gioco a partire dal 2021, quando scadrà l'attuale patto della Concordia che governa il Mondiale: non solo i regolamenti tecnici sui motori, alla cui modifica Maranello si è detta drasticamente contraria, ma anche gli accordi tra giocatori e arbitri del campionato. A partire da quel diritto di veto di cui il Cavallino rampante storicamente dispone, ma che proprio il suo ex boss oggi propone di cancellare. «Chiaramente ho avuto una lunga relazione lavorativa con la Ferrari, ma già prima di allora quello era un marchio leggendario – spiega il presidente della Fia – Credo che anche la Ferrari non sarebbe quella che è oggi se non avesse tratto vantaggio dalla sua partecipazione alle corse. Il veto fu stabilito all'epoca di Enzo Ferrari, che era isolato a Maranello. Loro erano l'unica squadra che produceva sia telaio che motore, mentre la maggior parte delle altre scuderie era spinta da propulsori Ford. Quindi venne deciso che, essendo lontani dalla cosiddetta 'silicon valley' dell'automobilismo, dovevano essere protetti: quella è la storia. Ma oggi i tempi sono cambiati e, personalmente, non sono più favorevole a questa situazione».

Senza paura
Todt, dunque, è irremovibile, e nemmeno le minacce di abbandonare la F1 espresse dal presidente Sergio Marchionne sembrano preoccuparlo: «Se la Ferrari lascerà, onestamente sarà una sua scelta. Possono fare quello che vogliono, sono liberi. Ovviamente spero di no, siamo contenti che loro siano dei concorrenti forti, con un ruolo chiave nell'automobilismo, ma non possiamo neppure escludere l'eventualità di un abbandono, può sempre succedere. Abbiamo già visto in passato dei grandi team lasciare e poi ritornare». Il numero uno federale vorrebbe piuttosto ridistribuire i proventi economici, riducendo la fetta di torta che spetta alla Ferrari e aumentando quella destinata alle piccole squadre costantemente in lotta per la sopravvivenza. «Ogni concorrente è importante per la Formula 1, ma storicamente sappiamo che ci sono stati molti avvicendamenti tra i costruttori e anche tra le squadre più piccole – prosegue Todt – Se guardate chi è stato sempre presente, ci sono la Ferrari, la McLaren, la Williams, la Sauber, che sono le squadre più longeve. Per il resto, sono sicuro che ad oggi ci sono circa sei-sette squadre in crisi in F1, e non è accettabile che nella categoria regina dell'automobilismo il 60-70% della griglia di partenza faccia fatica a sopravvivere».

Mercedes sta con Ferrari
Alle stoccate del presidente della Fia ha risposto a stretto giro il team principal della Mercedes, Toto Wolff, che in questa battaglia politica si trova dalla stessa parte della sua rivale in pista: «Non provocate Sergio Marchionne – dichiara il numero uno delle Frecce d'argento – Credo che la F1 abbia bisogno della Ferrari, non viceversa. Lui comprende e ha una visione del dna della Formula 1 e di ciò che rappresenta per la Ferrari, non è un tizio che parla senza senso. Se non considerasse più un valore per il suo marchio la partecipazione alle corse, si ritirerebbe, molto facilmente e senza rimpianti. Perciò, meglio non scherzare con lui».