14 novembre 2019
Aggiornato 05:00

Tavecchio addio, Ulivieri entra a gamba tesa

Le dimissioni a sorpresa da presidente federale hanno stupito l’intero mondo calcistico, soprattutto la politica del pallone e gli ex fedelissimi del numero uno del calcio italiano, primo fra tutti il presidente dell’associazione italiana allenatori

Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione Italiana Allenatori
Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione Italiana Allenatori ANSA

ROMA - Le dimissioni di Carlo Tavecchio da presidente della Federcalcio hanno destato stupore e sorpresa nel mondo del calcio, soprattutto perché non erano attese e perché l’ormai ex numero uno della Federazione aveva respinto seccamente ogni ipotesi di fare un passo indietro, soprattutto dopo aver incolpato del fallimento mondiale della Nazionale il solo commissario tecnico Ventura, scacciato in malo modo all’indomani dello spareggio contro la Svezia. E invece Tavecchio, sfiduciato dalla quasi totalità del consiglio, dal Coni e dalle Leghe di serie C e dilettanti, si è reso conto di esser rimasto da solo, capitano di una nave alla deriva e senza più nessun mozzo a cercare di salvare il salvabile.

Dissenso

Ma non tutti hanno capito ed approvato la scelta di Tavecchio di dimettersi da presidente della Federcalcio, anzi, c’è chi ne ha aspramente criticato la decisione di rimettere il suo mandato, come nel caso di Renzo Ulivieri, ex tecnico di serie A e da qualche anno presidente dell’Associazione Italiana Allenatori, inizialmente avversario di Tavecchio, ma ultimamente suo fedele sostenitore: «Il senso di responsabilità voleva che ci fosse la Lega di serie A e quella di serie B dietro una scelta così pesante - ha detto fra i denti Ulivieri - e invece qualcuno ha voluto prendersi responsabilità non sue, ha voluto appuntarsi una bella medaglia sul petto. Questo è stato un errore rilevante ed un gran segnale di debolezza, io ho sempre sostenuto questa linea, ora Tavecchio ha chiesto le dimissioni di tutto il consiglio, ma io non voglio darle, si rischierebbe che a prendere le redini del calcio italiano fosse il primo a passare per strada; dobbiamo invece rimanere tutti in carica per l’ordinaria amministrazione in attesa delle nuove elezioni».