11 dicembre 2019
Aggiornato 17:00

Successo prezioso, ma il Milan ha ancora tanti nodi da sciogliere

Il Milan di Montella finalmente vince, ma quanto c’è realmente da festeggiare e quanto ancora invece c’è da lavorare per fare di una formazione ancora troppo approssimativa una squadra pronta alla scalata ad uno dei primi quattro posti in classifica?

I rossoneri festeggiano dopo la vittoria contro il Chievo
I rossoneri festeggiano dopo la vittoria contro il Chievo ANSA

MILANO - Il Milan di Montella finalmente ha vinto, bravo Montella. Sarebbe bello se si potesse concludere in questo modo l’analisi del fondamentale successo ottenuto dai rossonero nel turno infrasettimanale di campionato sul Chievo Verona. Perchè è vero che mai 3 punti sono stati più preziosi nella recente storia del club, ma è altrettanto innegabile che lasciarsi abbagliare dal punteggio rotondo finirebbe per rappresentare un errore di sottovalutazione di problemi incalcolabile.

La difesa
Partiamo dalla difesa, dove Alessio Romagnoli sembra aver imboccato il viale per la definitiva consacrazione e riappropriarsi di quel ruolo di leader del reparto che l’arrivo di Leonardo Bonucci aveva momentaneamente messo in dubbio. La verità è che l’ex sampdoriano è imprescindibile per il Milan e alle sue qualità di solidità mentale, forza fisica, senso della posizione e capacità di impostazione non è possibile in alcun modo rinunciare. Compito di Montella sarà quello di trovare il giusto equilibrio tra lui e il neo capitano rossonero, futuri compagni anche in Nazionale. Dall’alchimia tra i due indiscutibili campioni, magari affiancati da un Rodriguez sempre più calato nella parte del bravo difensore centrale, potrebbe nascere il reparto del futuro.

Il centrocampo
Qualche perplessità in più la concede il centrocampo rossonero, guidato da un Lucas Biglia ancora lontano parente del regista puntuale ed affidabile visto gli anni scorsi con la Lazio e la nazionale argentina. Comprensibile che il ragazzo possa vivere qualche difficoltà di ambientamento soprattutto dal punto di vista tattico, alla luce dei continui cambi di modulo decisi da Montella, ma da un calciatore del suo talento e della sua esperienza ci si aspetta un rapido ed immediato salto di qualità. Accanto a lui segnali di risveglio da parte di Franck Kessiè, vittima delle sue insicurezze dopo il grave infortunio del suo amico, ex compagno di squadra e compagno di fascia destra Andrea Conti. Il centrocampista ivoriano contro il Chievo ha dato segno di risveglio, offrendo una prestazione tutta energia e qualità (compreso un assist vincente per il terzo gol di Calhanoglu), ma il black out che ha generato la rete di Birsa è inspiegabile e su questo Montella dovrà lavorare per tenere sempre desto il livello di concentrazione del ragazzo. Allora si che Kessiè - ricordiamo sempre che stiamo parlando di un classe 1996 - potrà diventare uno dei più forti al mondo nel suo ruolo.

L’attacco
Dulcis in fundo l’attacco, impreziosito dalla prestazione sontuosa di Jesús Joaquín Fernández Sáez de la Torre, meglio noto come Suso, protagonista assoluto del Milan visto a Chievo e capace di mettere il suo fatato piede sinistro in tutti e quattro i gol rossoneri. Il problema vero per Montella è che la manovra offensiva rossonera al momento viva solo ed esclusivamente sulle geniali giocate dello spagnolo. Lo schema «palla a Suso e speriamo che succeda qualcosa» poteva essere tollerabile l’anno scorso, quando il livello qualitativo della rosa era decisamente scadente, ma non può rappresentare oggi l’unica possibile soluzione garantita dall’attacco del Milan. Eppure ieri sia Calhanoglu che Kalinic, entrambi a segno nella goleada milanista, si sono svegliati solo a giochi fatti, facendo mancare totalmente il loro apporto alla causa quando c’era da sudare e lottare per sbloccare la partita.

Ecco su cosa deve lavorare ancora mister Montella: offrire alla sua squadra idee, schemi, alternative e soprattutto certezze tattiche. Autostima e fiducia nei propri mezzi arriveranno dopo come naturale conseguenza.