18 agosto 2019
Aggiornato 00:30

Grave accusa dei Verstappen: «Vettel andava punito, salvato dalla politica»

Papà Jos, a sua volta ex pilota, corre in soccorso del figlio Max: «Seb meritava una penalità, avrebbero dovuto sospenderlo per una gara. Ma così il campionato sarebbe finito, perciò hanno fatto un gioco politico. Non è stato giusto». E nella piaga della Ferrari mette il dito pure il vecchio Niki Lauda

Papà Jos e il figlio Max Verstappen nei box di Singapore
Papà Jos e il figlio Max Verstappen nei box di Singapore Red Bull

ROMA – E ora ci pensano i Verstappen a gettare altra benzina sul fuoco. Papà Jos, pilota di Formula 1 a cavallo tra gli anni '90 e i primi 2000 (fu anche compagno di squadra di Michael Schumacher in Benetton), e il figlio Max, baby fenomeno della Red Bull, rilanciano le loro accuse contro Sebastian Vettel, che ritengono colpevole per il famigerato incidente alla partenza dell'ultimo Gran Premio di Singapore. Come era facile prevedere, il genitore d'arte si schiera a difendere il suo erede, assolvendolo da ogni responsabilità per lo schianto al via con le due Ferrari. «Se si guardano le immagini, Kimi Raikkonen arriva sulla destra e sterza verso l'interno – è l'analisi della dinamica che Verstappen senior ha affidato ai microfoni della rivista inglese Autosport – Ma se le si guarda più attentamente, si vede anche che Vettel si sposta verso la sinistra, e Max si ritrova stretto tra di loro. Non poteva andare né a sinistra né a destra: non si può colpevolizzarlo per questo».

Affare di famiglia
Ma il vecchio Jos, che già ai suoi tempi era noto per non avere peli sulla lingua, si spinge oltre, sostenendo che il ferrarista meritasse di essere addirittura squalificato per il suo comportamento, e che solo l'intervento politico dei piani alti della Federazione internazionale dell'automobile lo abbia graziato. Un'accusa grave, che implicherebbe che l'intero Mondiale sia stato falsato: «Credo che Seb meritasse davvero una penalità – prosegue il papà di Max – Ma ci hanno pensato due volte a farlo, perché siccome aveva già preso un'ammonizione, se fosse stato punito avrebbero dovuto sospenderlo per una gara. Se si fosse preso una penalizzazione vera, insomma, il campionato sarebbe finito. Perciò hanno fatto un gioco politico e derubricato tutto a incidente di corsa. Ma non è stato giusto». Quanto al figlio d'arte, lui si è limitato invece a lamentare di non aver ricevuto le scuse da Vettel, quando i due si sono incontrati faccia a faccia, dopo la bandiera a scacchi, in occasione dell'udienza in direzione gara: «Ha detto qualcosa tipo: 'Sì, con il senno di poi avrei potuto comportarmi diversamente'. Ma quel che è fatto è fatto», ha concluso il giovane olandese.

Lauda se la ride
Nella piaga dei rivali della Ferrari mette poi il dito anche Niki Lauda, che da ex bandiera della Rossa negli anni '70 è diventato oggi presidente onorario dell'acerrima nemica Mercedes. E dopo il traguardo della gara di Marina Bay, in cui il suo pilota Lewis Hamilton ha approfittato dei guai altrui per aggiudicarsi l'ennesima vittoria e la conseguente fuga in campionato, Lauda è scoppiato a ridere in mondovisione: «Una prima curva incredibile, eh eh. E Lewis ha vinto. Vettel a sinistra, Ferrari disastro, ah ah ah...». Pure lui, sull'attribuzione delle responsabilità dell'incidente, non ha dubbi: «È stata chiaramente colpa di Sebastian. Non so perché abbia rischiato così tanto in una fase così delicata del Mondiale. Se una cosa del genere fosse successa ai miei tempi, saremmo dovuti tornare a Maranello a piedi». Di punizioni del genere, al momento, non si ha notizia, ma dalla sede centrale del Cavallino rampante filtra comunque l'indiscrezione di una riunione d'emergenza che è stata convocata già ventiquattr'ore dopo il fattaccio, in cui il presidente Sergio Marchionne ha preteso delle spiegazioni...

La Red Bull di Max Verstappen dietro alla Ferrari di Sebastian Vettel a Marina Bay
La Red Bull di Max Verstappen dietro alla Ferrari di Sebastian Vettel a Marina Bay (Ferrari)