22 luglio 2019
Aggiornato 16:30

La sfida di Alonso a Indianapolis: «Dimostrerò di essere più completo di Schumacher»

Ecco il motivo per cui Fernando ha deciso di saltare il Gran Premio di Montecarlo per lanciare l'assalto alla 500 Miglia americana: «Se non posso vincere più Mondiali di Michael, proverò l'impresa che è riuscita solo una volta nella storia»

Michael Schumacher e Fernando Alonso
Michael Schumacher e Fernando Alonso Ferrari

ROMA«Sarebbe grandioso riuscire a vincere otto Mondiali in Formula 1, uno in più di Michael, ma è molto molto improbabile perché non avrei tempo di riuscirci. Perciò la più grande sfida che ho davanti è la cosiddetta Triple crown». Ecco perché Fernando Alonso ha preso la clamorosa decisione comunicata ieri: saltare il prossimo Gran Premio di Montecarlo per correre la concomitante 500 Miglia di Indianapolis. Il vero motivo lo spiega lui stesso: se non può essere il pilota più vincente della storia, almeno cercherà di diventare il più completo. Come? Aggiudicandosi la leggendaria Triple crown: la tripletta formata da Gran Premio di Monaco, 500 Miglia di Indianapolis e 24 Ore di Le Mans. Fino ad oggi un solo pilota è riuscito nell'impresa: Graham Hill. Quanto ad Alonso, lui la prima pietra l'ha già poggiata, avendo trionfato nella gara di Formula 1 sulle stradine del Principato in due occasioni, nel biennio 2006-2007. La 24 Ore di Le Mans, non lo ha mai nascosto, è un suo obiettivo per il futuro, quando si ritirerà dal Mondiale. Non resta insomma che la più famosa delle corse americane: «Ho pensato ai vecchi tempi, quando i migliori piloti del mondo partecipavano alle migliori gare del mondo – ha spiegato il campione asturiano – Pur concentrandosi su un campionato in particolare, si sfidavano a vicenda e inseguivano i loro sogni fin da giovani. La F1, la Indy 500 e Le Mans sono le corse più importanti del mondo e ho sempre sognato, un giorno, di prendervi parte. Mi considero un pilota completo, capace di adattarsi a ogni tipo di macchina in ogni condizione e il miglior modo di dimostrarlo al mondo è di correre in varie categorie e cercare di vincere».

Eroi dei due mondi
Insomma, Nando non ha deciso di volare al di là dell'Atlantico semplicemente per fare numero, ma per giocarsi il successo. Un successo, quello sul mitico Brickyard, già riuscito ad altri ex piloti di Formula 1, non negli anni tra il '50 e il '60, quando questa gara faceva parte del calendario del Mondiale, ma nei decenni successivi: nell'albo d'oro figurano tra gli altri Jim Clark, Mario Andretti, Emerson Fittipaldi, Jacques Villeneuve e anche Juan Pablo Montoya, già grande rivale di Michael Schumacher nonché amico di Alonso. «Mi ha inviato un messaggio sul telefonino per mettersi a mia disposizione», ha svelato l'ex ferrarista. L'anno passato, poi, a trionfare (con la stessa squadra con cui correrà lo spagnolo, il team Andretti) fu il debuttante Alexander Rossi, anche lui autore di una manciata di Gran Premi in Formula 1 con la Marussia. «Nelle corse tutto può succedere – sorride il due volte iridato – Non vado lì solo per vedere le macchine che girano in tondo, ma con l'idea di dare il massimo per cogliere la vittoria. Certo, non mi aspetto che sia facile perché mi troverò contro piloti esperti. E la tecnica di guida sugli ovali è molto diversa da quella a cui sono abituato in F1». Ma d'altra parte, se è davvero il pilota più completo sulla piazza, come ritengono in molti (lui compreso), Fernando troverà il modo di imparare in fretta le lezioni sulla guida a Indianapolis. «Mi aspetto che sia in lotta con i migliori – ha chiosato il boss della McLaren Zak Brown, artefice di questa sfida – D'altronde, è il pilota più forte del mondo...».