14 novembre 2019
Aggiornato 20:00
Primo successo giapponese in questa corsa leggendaria

La 500 Miglia di Indianapolis la vince un'altra vecchia conoscenza della F1: Takuma Sato

Nonostante la battuta d'arresto di Fernando Alonso, come un anno fa con Alexander Rossi a trionfare nella mitica gara americana è di nuovo un ex del Mondiale: il 40enne nipponico, già pilota di Jordan, Bar e Super Aguri e che corre in IndyCar dall'ormai lontano 2010

INDIANAPOLISA Fernando Alonso è andata male, ma il trionfo nella 500 Miglia di Indianapolis 2017 (come già accadde l'anno scorso con Alexander Rossi nell'edizione del centenario) è andato ad un altro pilota con lunghi trascorsi in Formula 1. Si tratta del giapponese Takuma Sato, 40 anni, sette stagioni nel Mondiale a quattro ruote con Jordan, Bar e Super Aguri. Dal 2010 corre in America, nella IndyCar Series, ma non era mai riuscito a vincere la più mitica delle gare in calendario, pur essendoci già arrivato vicino cinque anni fa: «Ho chiuso un capitolo rimasto aperto dal 2012 – ammette il nipponico – Grazie al team Andretti che mi ha preparato una macchina super e una grande strategia».

Dal guaio al trionfo
Non è stato un successo facile. A metà gara Sato è stato costretto a fermarsi ai box a lungo per la perdita di un dado di fissaggio di una ruota, ma poi ha rimontato fino a lottare con l'esperto Helio Castroneves, già tre volte vincitore di questa corsa. «In alcune fasi ho perso il ritmo e sono sceso di posizione – prosegue Takuma – ma gli ultimi cinque giri sono stati semplicemente incredibili. Non volevo pensarci fino all'ultimo giro, ma Castroneves si stava avvicinando e ha provato ad affiancarmi: un momento super. Lui ha guidato in modo incredibile e corretto, ma ce l'ho fatta io!». E la sua gioia è incontenibile: «Non lo so, al momento non ci credo ancora. È tutto davvero incredibile». Takuma Sato è il primo pilota del Sol Levante nella storia ad ottenere questo prestigioso successo: «Una vittoria che significa molto per me personalmente, ma anche per il Giappone. La dedico alle vittime dello tsunami del 2011. 250 mila persone vivono ancora nei container e soffrono. Spero di aver regalato un po' di energia alla mia terra».