9 dicembre 2019
Aggiornato 13:30

Milan: una campagna acquisti tutt’altro che fallimentare

Nonostante i pochi soldi a disposizione e nonostante l’organico risicato, il calciomercato dei rossoneri si sta rivelando discreto. Ma non può bastare per tornare grandi.

Gerard Deulofeu e Mario Pasalic, due dei volti nuovi del Milan 2016-2017
Gerard Deulofeu e Mario Pasalic, due dei volti nuovi del Milan 2016-2017 ANSA

MILANO - Un San Siro per pochi intimi. Questo era il triste resoconto degli inviati a Milano lo scorso 21 agosto nell’esordio in campionato del nuovo Milan di Vincenzo Montella contro il Torino. La tifoseria era stanca di stagioni fallimentari, di una pessima comunicazione societaria e di campagne acquisti al risparmio e frutto di soli prestiti, parametri zero o aiuti e favori dei soliti amici presidenti e procuratori. Poi ci ha pensato Montella a riaccendere qualche entusiasmo nel popolo rossonero, grazie ad un eccellente lavoro che ha portato il Milan a lottare per l’Europa e a vincere a dicembre la Supercoppa Italiana contro la Juventus; ed è proprio il tecnico campano il miglior acquisto dei rossoneri versione 2016-2017: sicuro, ambizioso, difensore strenuo della sua squadra ma anche duro all’interno di uno spogliatoio che lo ha seguito senza remore sin dal primo giorno.

Buone intuizioni
Ma questa stagione sta mostrando anche che gli acquisti estivi e invernali del Milan non sono stati poi così deludenti: prendiamo il caso di Josè Sosa, centrocampista argentino di 31 anni che qualche tempo fa era passato per Napoli senza lasciar traccia di sé e che Galliani ha provato a strappare al Besiktas per tutta l’estate, riuscendoci proprio alla fine. Prime prestazioni deludenti, calciatore all’apparenza ruvido e a cui sembrava mancare quel carattere da leader che invece era sempre stata la sua caratteristica più apprezzata; negli ultimi due mesi, però, la svolta: Montella ritaglia a Sosa un ruolo da regista che il sudamericano coglie al volo riacquistando all’improvviso carisma e doti temperamentali fino ad allora sopite, una trasformazione che giova a tutta la squadra e rende l’argentino perno della formazione milanista. Simile il discorso per Mario Pasalic, centrocampista croato in prestito secco dal Chelsea: prima parte di stagione da Chi L’ha Visto con zero presenze e imbarazzo di Montella nelle domande in conferenza stampa. Poi il rilancio, col calciatore slavo che acquista sicurezza e padronanza dei suoi mezzi, decide la Supercoppa Italiana con il calcio di rigore decisivo e segna anche due reti importanti a San Siro col Crotone e a Bologna dove il Milan vince in 9 contro 11 e in pieno recupero. Bene anche Gianluca Lapadula, arrivato a Milano da fresco capocannoniere della serie B (30 gol a Pescara) e con oltre 50 reti messe a segno nelle ultime due stagioni, ma all’esordio assoluto in serie A; dopo qualche settimana di rodaggio e un infortunio da smaltire, il centravanti piemontese sale alla ribalta ed inizia a contendere il ruolo di prima punta a Bacca nel 4-3-3 di Montella: 5 reti da novembre ad oggi, una fame ed una grinta che hanno fatto innamorare di lui l’intera tifoseria milanista.

Sorprese
Quindi ecco quelli che non ti aspettavi proprio: Leonel Vangioni, ad esempio, raccattato da Galliani a parametro zero, qualche presenza in Argentina nel River Plate per questo terzino dal viso timido che non impressiona né Montella e né i sostenitori del Milan. Il tecnico campano lo lascia fuori anche in assenza di tutti i laterali in rosa, poi a Torino è costretto a farlo entrare e l’argentino, pur senza compiere imprese eccezionali, svolge ad ogni presenza il suo compitino con impegno e senza particolari sbavature. Tassotti e Cafu erano un’altra cosa, chiaro, ma in un Milan rattoppato può farsi valere anche Vangioni. Gabriel Paletta, poi, si è preso il posto da titolare grazie al suo carattere e alla sua sicurezza, ideale spalla del giovane e promettente Romagnoli al centro della difesa; tornato dal prestito all’Atalanta, l’ex parmense era nuovamente con la valigia in mano per lasciare Milanello, invece Montella lo ha bloccato per mancanza di alternative: Musacchio e Mammana (obiettivi di mercato mai concretizzati) non arrivano, Gustavo Gomez (lui sì nuovo arrivo abbastanza inutile) non convince l’allenatore che opta dunque per l’usato sicuro e Paletta non delude. Idem per Suso, prestato al Genoa l’anno scorso dopo che a San Siro non riusciva ad esprimersi, e rinato come attaccante esterno di destra, punto fermo della formazione di Montella, uomo assist, uomo gol e vero regista della squadra, pedina imprescindibile del nuovo Milan. Infine gli arrivi di gennaio dopo l’infortunio di Bonaventura: Gerard Deulofeu e Lucas Ocampos, ex bambini prodigio ma ultimamente in calo, danno sfoggio di tutto il loro talento aiutando il Milan nella rincorsa all’Europa e rendendo il passaggio di Niang al Watford un vero affare per i rossoneri. Un calciomercato insomma assai criticato e inizialmente non soddisfacente, ma che alla lunga si sta rivelando discreto grazie anche al lavoro di Montella, capace di rivitalizzare anche calciatori in evidente declino; attenzione però, perché tutto ciò non può bastare per un rilancio del Milan in grande stile, anche perché i rossoneri stanno raccogliendo al massimo una qualificazione in Coppa Uefa (peraltro neanche così scontata). Se l’ambizione sarà quella di tornare a competere per il vertice servirà ben altro, serviranno spese ben più massicce e nomi assai più altisonanti; il Milan lavoratore e proletario affascina i tifosi, ma non basta per vincere.