20 aprile 2019
Aggiornato 02:30
Gli errori del campione di Tavullia

Lo dicono i numeri: Valentino Rossi sbaglia meno di tutti. Ma nei momenti peggiori

Se quella che si sta concludendo per il Motomondiale è stata la stagione con più cadute della storia, il Dottore è il pilota che è finito per terra meno volte. Quasi tutte, però, nelle fasi cruciali della gara, mentre stava lottando per la vittoria

Valentino Rossi sulla griglia di partenza
Valentino Rossi sulla griglia di partenza ( Michelin )

ROMA – Per il Motomondiale nel suo complesso, questa non è una bella notizia: quando ancora manca un Gran Premio alla conclusione della stagione 2016, il record di cadute annuali è già stato ampiamente battuto. Per la prima volta nella storia, infatti, nelle tre classi si è sforata quota mille incidenti (per la precisione ad oggi sono 1011: 275 in MotoGP, 348 in Moto2 e 388 in Moto3), ben oltre i 976 registrati dodici mesi fa. Complici ovviamente la nuova centralina unica e soprattutto le gomme Michelin, che con le loro reazioni imprevedibili hanno tratto in inganno perfino i più grandi campioni in più di un'occasione. Ma per la Yamaha, specialmente in chiave futura, la stessa notizia si può leggere invece con un tono molto più positivo: esaminando nel dettaglio il numero di cadute per pilota analizzate da Motorsport, infatti, in fondo alla classifica figura proprio la coppia che difenderà i colori di Iwata nel 2017: Valentino Rossi e Maverick Vinales. Tra i centauri che hanno disputato l'intera annata di gare, nessuno ha sbagliato meno di loro: il Dottore è finito per terra solo quattro volte, il suo futuro compagno di squadra cinque. Per fare un confronto, un avversario giudizioso come Andrea Dovizioso è scivolato sei volte, Jorge Lorenzo undici, Andrea Iannone tredici, per non parlare di Marc Marquez, cascato in ben sedici occasioni (più di lui solo gli arrembanti Cal Crutchlow e Jack Miller, a 24 ciascuno). Una bella certezza, insomma, per la squadra dei diapason.

Margine di miglioramento
Certo è che le cadute di Vale, pur essendo state numericamente di meno, hanno pesato di più in classifica, perché sono arrivate per la maggior parte nei momenti peggiori: nel bel mezzo delle gare. È capitato in Texas, in Olanda e in Giappone: tre Gran Premi che il campione di Tavullia ha concluso nella ghiaia dopo essere stato a lungo in lotta per la vittoria. E sono state proprio le troppe caselle riempite con zero punti a togliere anticipatamente il nove volte iridato dalla corsa per il decimo titolo. Insieme agli altri svarioni sparsi qua e là per la stagione, ad esempio sul fronte strategico, come i cambi moto in Argentina e in Germania. In questo caso l'accusa non viene dai numeri, ma addirittura dal suo storico capotecnico Jeremy Burgess: «L’uomo non è stato concepito per correre a più di 300 km/h su una moto, quindi non mi sento di criticare un pilota se si sente più sicuro con una gomma piuttosto che con un’altra, quindi preferisce non cambiare moto – commenta sempre ai microfoni dello stesso sito – Ma per qualche motivo Valentino non ha mai vinto una gara con il flag-to-flag. Sono rimasto molto colpito da come Marc ha preso la decisione di cambiare moto così presto al Sachsenring. Vale, da parte sua, o non ha visto la tabella che gli veniva esposta o non voleva fare quello che gli dicevano i suoi ragazzi». Insomma, pur essendo caduto meno di tutti, di errori su cui riflettere Valentino Rossi ne troverà comunque parecchi, quando si siederà al tavolino per tracciare il bilancio del suo 2016.