15 dicembre 2019
Aggiornato 21:30
Yamaha a due velocità a Phillip Island

Rossi scatenato, Lorenzo imbambolato: «Rischio l'anno peggiore»

Mentre il Dottore metteva a segno la rimonta dell'anno, Por Fuera rimaneva inchiodato al sesto posto. Cercando scuse tecniche, mentre il suo vero problema ormai sembra quello psicologico: «Così faccio troppa fatica»

Valentino Rossi davanti a Jorge Lorenzo nel GP d'Australia
Valentino Rossi davanti a Jorge Lorenzo nel GP d'Australia Yamaha

PHILLIP ISLAND – Nelle qualifiche, dove si era beccato la bellezza sei secondi di distacco dalla pole position, almeno aveva potuto dare la colpa al bagnato, suo antagonista storico. Ma non è che in gara, sull'asciutto, le cose per lui siano andate molto meglio. Il Gran Premio d'Australia Jorge Lorenzo lo ha chiuso mestamente al sesto posto, e di secondi stavolta se ne è beccati 20 dal vincitore Cal Crutchlow, proprio mentre il suo compagno di squadra e rivale per il ruolo di vicecampione mondiale, Valentino Rossi, tirava fuori dal cilindro la remuntada dell'anno.

Gomme ed elettronica
Non potendosela più prendere con il meteo, quindi, stavolta Por Fuera ha puntato il dito sull'aderenza: «Il mio problema principale è la gomma posteriore – spiega il pilota maiorchino – Dopo gli incidenti di inizio stagione, la Michelin ha portato degli pneumatici più duri, che avrebbero dovuto migliorare la guida, invece mi hanno creato ancora più problemi. Su piste come Motegi, dall'asfalto più aderente, ci sono e lotto per il podio. Ma a parità di gomme, quando ci sono condizioni di minor grip come in questo weekend, la mia Yamaha fa fatica. Io soffro di più dei miei compagni di marca come Rossi o Espargaro per via del mio stile di guida pulito, che preferisce meno pattinamento e più aderenza della gomma. Solo con il giusto grip posteriore posso guidare come voglio, senza aver paura di cadere. Io riesco a fare la differenza quando posso tirare su la moto, allora sono molto molto veloce. Ma in casi come questo è il contrario: riscaldo meno le gomme e faccio più fatica, come Pedrosa ad esempio». Senza contare lo sviluppo insoddisfacente della sua M1: «I nostri progressi sono stati più ridotti rispetto alla Honda o alla Suzuki, specialmente sull'elettronica – aggiunge lo spagnolo – Per questo non ho più vinto dopo Barcellona. La nostra elettronica è praticamente ferma alle prime gare: in scalata si blocca, in ingresso curva il freno motore non è perfetto, in uscita le gomme pattinano. Invece, Honda e Suzuki sono migliorate molto in quest'area: infatti Crutchlow oggi lotta per la vittoria e Aleix Espargaro per il podio. Non è una coincidenza».

Por Fuera in azione a Phillip Island
Por Fuera in azione a Phillip Island (Yamaha)

Ma la testa non va più
Fa quasi tenerezza questo Jorge Lorenzo che continua a cercare scuse e giustificazioni sempre più improbabili. Senza ammettere che i suoi problemi principali, oggi, non sono tecnici, ma psicologici. Da quando ha firmato il suo passaggio alla Ducati dalla prossima stagione (guarda caso, proprio alla vigilia di quel GP di Catalogna dove vinse per l'ultima volta), infatti, la maggior parte degli osservatori lo hanno trovato sempre più distratto, svogliato, senza più la sua solita fame agonistica. Insomma, non il Lorenzo che tutti conosciamo. Tanto che in questo finale di stagione, piuttosto che pensare a recuperare i 24 punti che lo separano da Rossi al secondo posto, rischia di doversi preoccupare di difendere gli 11 di vantaggio sul suo futuro sostituto, Maverick Vinales. «Mi preoccupo soltanto di migliorare e pensare gara per gara – ribatte Jorge – Il quarto posto in campionato sarebbe lo stesso dell’anno del debutto in MotoGP, il peggiore. Ma se le Michelin funzionano, in Malesia posso vincere». L'importante è che ci creda lui.