17 febbraio 2020
Aggiornato 20:30
Calcio - Serie A

Alla scoperta di Mirabelli, nuovo ds del Milan

Ritratto del prossimo direttore sportivo rossonero, scelto da Fassone per implementare lo staff dirigenziale del Milan. Una carriera di successi costruita fin dalle serie minori ed una metodologia completamente nuova (per chi è abituato a Galliani) fatta di lavoro sul campo e non al ristorante, viaggi e rete capillare di osservatori in giro per il mondo.

MILANO - Il vespaio di polemiche esploso alla diffusione della notizia che il prossimo direttore sportivo del Milan sarà Massimo Mirabelli era prevedibile, ma non con tutta questa virulenza. È vero che dopo Fassone, un altro interista in via Aldo Rossi - e non saranno i soli - sa tanto di provocazione nei confronti del tifosi rossoneri, ma vale la pena dare un’occhiata al curriculum dell’ex capo degli osservatori dell’Inter per capire le ragioni di una scelta all’apparenza forzata.

Big Max
Nato nel 1969 a Rende, vicino Cosenza, Massimo Mirabelli, soprannominato «Big Max» per la sua attitudine innegabile alla vittoria, è il classico profilo di professionista cresciuto a pane e pallone sui campi di provincia. Da calciatore - un ruvido difensore centrale - gioca a Comiso, Partinico, Trani, Nicastro, Altamura, Rossano, Castrovillari e Crotone, ma già all’età di 26 anni appende gli scarpini al chiodo per dedicarsi alla carriera dirigenziale. Parte dal San Calogero, in promozione, poi l’anno dopo il Rende in Eccellenza, quindi Acri al terzo anno e Rossano al quarto. E il comune denominatore è uno solo: il successo. Quindi il ritorno a casa, a Rende in Eccellenza da dove parte la scalata fino alla C2 vincendo due campionati di fila e arrivando nel 2005-2006 alla finale playoff per la C1 persa contro il Taranto. Quindi il Cosenza, dalla Serie D alla Serie C1 in due anni. 

L’esperienza inglese
Naturale, con un curriculum del genere, suscitare la curiosità dei grandi club. È grazie al conterraneo Piero Ausilio che Mirabelli finisce all’Inter ad osservare e studiare il calcio internazionale. Punta un trio del Saint Etienne, Aubameyang-Ghoulam-Zouma, ma il club nerazzurro lascia cadere il suggerimento. Una buona ragione per mollare tutto e trasferirsi in Inghilterra, al Sunderland, altro momento topico per la crescita umana e professionale del nuovo ds del Milan. 

Tutti i colpi di Mirabelli
Il ritorno all’Inter dopo l’esperienza inglese è quasi una cosa scontata per Mirabelli che si appresta a vivere il momento top della sua carriera, almeno fino a questo momento. Al fianco di Fassone e Ausilio, allestisce uno staff giovane e brillante grazie al quale segnala alla proprietà nerazzurra fior di campioni: Murillo, Perisic e Brozovic, Gabigol, poi arrivati all’Inter, ma anche altri giovani di qualità e talento quali Gabriel Jesus, Bentancur, Tielemans, Brekalo e Grujic. E a Massimo Mirabelli si deve perfino l’unica relazione negativa arrivata sul tavolo di Fassone su Geoffrey Kondogbia, purtroppo per l’Inter non tenuta in considerazione con i risultati che conosciamo tutti.

Nuova metodologia
Al Milan, l’ex capo degli osservatori dell’Inter porterà una metodologia di lavoro completamente sconosciuta ai vertici di via Aldo Rossi: rete capillare di talent scout e osservatori, grande lavoro sui campi da gioco e non ai tavoli dei ristoranti, massima attenzione al calcio internazionale, almeno due mesi l’anno vissuti in Sud America, niente contatti privilegiati con presidenti amici e procuratori invadenti. Praticamente tutto il contrario di quanto propinatoci negli ultimi anni da Adriano Galliani e dall’attuale dirigenza rossonera. E già solo per questo Massimo Mirabelli meriterebbe tutto l’appoggio dei tifosi e fiducia incondizionata.