26 settembre 2022
Aggiornato 20:30
Un campione sul viale del tramonto

Fernando Alonso ha deciso di ritirarsi: «Passare alla Ferrari fu un errore»

L'ex ferrarista non ha dubbi: il 2017 sarà la sua ultima stagione non solo alla McLaren, ma anche in Formula 1. E dunque per lui è già il momento di tracciare un bilancio della sua carriera, tra luci ma anche molte ombre

Fernando Alonso
Fernando Alonso Foto:

ROMA – Dopo una lunga riflessione, Fernando Alonso ha deciso. A trentacinque anni, è già pronto per appendere il casco al chiodo. «Non subito, fra un anno, quando scadrà il mio matrimonio con la McLaren – ha rivelato questo weekend ai giornalisti a margine del Gran Premio del Belgio, come riporta Repubblica – Loro sanno come la penso, e credo siano molto dispiaciuti». Ma la crisi tecnica della sua McLaren, che questo fine settimana lo ha costretto a partire da fondo griglia (pur essendo poi riuscito a rimontare fino al settimo posto) non c'entra: «Il problema sono io e questa F1 che non mi diverte più. Le macchine sono troppo pesanti e troppo lente, tutto è affidato alla tecnologia. Ho nostalgia di quando ho cominciato, 15 anni fa, il talento del pilota contava molto di più, le vetture che avevamo in mano erano il massimo della velocità. Ora invece la Gp2, la serie B, è solo tre secondi più lenta di noi, che tristezza. Andiamo troppo piano e dobbiamo pensare a tutto meno che ai sorpassi. A risparmiare le gomme, a non consumare benzina. La McLaren, la squadra in cui finirò la carriera, non c'entra nulla. Nel 2017 non sarò in negoziazione con loro, ma con me stesso».

La strada sbagliata imboccata al bivio
Con quindici anni di Formula 1 già alle spalle, insomma, per il campione di Oviedo è già il momento dei bilanci. Che parlano di due titoli iridati vinti in casa Renault, ma anche di tanti altri sfumati, per colpa della sfortuna ma anche di scelte sbagliate: «Che si dica che meritavo più Mondiali mi fa felice – ammette – Sono stato fortunato nel poter fare il pilota, il mio sogno di bambino, ma non nelle scelte. Spesso mi sono trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, avessi avuto la sfera di cristallo, avrei preso altre decisioni. Ma avere rimpianti non è giusto, ogni volta che cambiavo sapevo ciò che facevo. Scelsi una prima volta la McLaren, nel 2007, perché era il massimo e litigai con Hamilton. Nel 2010 ero ad un bivio, Ferrari o Red Bull: il sogno di un pilota, o la marca di una bibita. Chiunque avrebbe scelto Maranello, invece a vincere sono stati gli altri. Piangersi addosso non serve: ho vinto due titoli, sono finito sul podio 97 volte. Ricordo cosa mi disse mio padre il giorno del mio debutto in Australia con la Minardi: goditela, potrebbe essere la tua unica gara. Non pensava potessi correre due settimane dopo in Malesia. Io stesso nelle serie minori pensavo: che bello fare almeno un giro in F1, sarei disposto a qualsiasi cosa. È diventata la mia vita».

Che peccato non avercela fatta con la Ferrari
Rimpianti? «Due, i Mondiali persi all'ultima gara con la Ferrari. Gli incredibili errori di Abu Dhabi nel 2010, io che non passo Petrov, marchiamo Webber e non Vettel, che vincerà. E poi la sfiga nel 2012, Grosjean che mi centra in pieno a Spa, Raikkonen che mi buca la gomma a Suzuka, due ritiri, i punti che mancano per superare la Red Bull. Due titoli in più avrebbero reso straordinaria la mia carriera». Non fa parte dei rimpianti, invece, la decisione di lasciare la Ferrari due anni fa: «Mi presero Montezemolo e Domenicali, Luca era stato messo in un angolo, Stefano mandato via, non era più il mio mondo. Mettevamo una nuova sospensione anteriore e tutti a dire, è la sospensione Alonso, così può battere Massa e poi Raikkonen, si adatta al suo stile di guida. Era colpa mia per tutto, ho capito che dopo cinque anni fantastici il ciclo era chiuso».