12 luglio 2020
Aggiornato 05:00
Nel GP della Repubblica Ceca si è sfiorato il peggio

Pericolo Michelin, le gomme da pioggia si distruggono

Disastro per le coperture da bagnato della casa francese: mentre la pista di Brno si asciuga, le anteriori morbide perdono pezzi di battistrada in pieno rettilineo, con rischi enormi per i piloti. E la direzione gara non interviene

La gomma sfaldata di Andrea Iannone sul finale di gara
La gomma sfaldata di Andrea Iannone sul finale di gara Michelin

BRNO – Anche in Repubblica Ceca, a decidere il Gran Premio, più che i piloti o le moto sono state le gomme Michelin. Come già era accaduto a Jorge Lorenzo in Qatar o ad Andrea Iannone a Zeltweg, è stato l'azzardo di montare le gomme dure (davanti e dietro per il vincitore Cal Crutchlow, solo dietro per Valentino Rossi), contrariamente alle ultime indicazioni dei gommisti sulla griglia di partenza, a regalare ai primi due classificati lo spunto per una rimonta irresistibile nella seconda parte di gara, mentre la pista si asciugava. «È stata una gara strana – ammette il direttore tecnico Michelin, Nicolas Goubert – Le condizioni meteo sono cambiate e la scelta di gomme ha svolto un fattore importante sul risultato finale. I primi tre classificati hanno tutti usato combinazioni diverse di pneumatici da pioggia morbidi e duri. E man mano che la gara procedeva è stato chiaro che la decisione più coraggiosa, quella di Crutchlow, si è rivelata la più giusta».

Gomma pericolosa
Ma fin qui si tratta solo del risultato sportivo. Ben più preoccupante è stato ciò che è accaduto ai piloti che hanno montato all'anteriore la gomma morbida. Alcuni di loro sono finiti fuori pista o sono stati costretti a rientrare ai box con lo pneumatico ormai distrutto (come Andrea Dovizioso o Jorge Lorenzo), altri hanno iniziato a perdere pezzi di battistrada, che volavano via pericolosamente a 300 km/h in pieno rettilineo. È stato il caso di Andrea Iannone, che con coraggio ha resistito fino al traguardo, scivolando in ottava posizione ma evitando un incidente che avrebbe potuto avere conseguenze molto gravi sia per sé che per gli altri piloti. Come si è potuto verificare un cedimento così evidente su una gomma da gara? «Alcuni piloti hanno sofferto un'usura estrema dalla gomma morbida quando la pista si è asciugata – spiega Goubert – perché quella mescola era studiata per un asfalto completamente bagnato». Insomma, era uno pneumatico inadatto a quelle condizioni meteo. Ma, al contrario di quanto è già accaduto quest'anno in Argentina dopo il violento cedimento sulla moto di Redding in prova, la Michelin stavolta si è ben guardata dal ritirare la mescola potenzialmente insicura. E questo per un marchiano errore di valutazione: anche loro, così come molti dei team, avevano scommesso sul cambio moto, ovvero sul fatto che il circuito si sarebbe asciugato tanto da permettere il passaggio alle gomme da asciutto a metà gara. Così non è stato, e quelle famigerate soft da bagnato hanno dovuto durare fino alla bandiera a scacchi.

Il direttore tecnico dei gommisti Nicolas Goubert
Il direttore tecnico dei gommisti Nicolas Goubert (Michelin)

Nessuno ha fatto niente
Ma se l'errore di valutazione delle squadre ha tutt'al più condotto alla sconfitta quei piloti che avevano puntato sulla strategia sbagliata, nel caso del fornitore di gomme gli esiti potevano essere decisamente più pericolosi. È inaccettabile consentire l'utilizzo in pista di una mescola che con ogni evidenza non avrebbe retto fino a fine gara. E ancor più inaccettabile è il comportamento della direzione gara, che non ha esposto la bandiera nera con bollo arancio ai piloti che perdevano pezzi di gomma, costringendoli così al rientro forzato ai box. Quella Dorna che si è scoperta talmente attenta alla sicurezza dei suoi piloti da arrivare a proibire le alette dal prossimo anno, stavolta perché non ha avuto niente da ridire? Ci auguriamo almeno che intervenga a giochi fatti, chiedendo chiarimenti alla Michelin. Per stavolta, ad evitare il peggio, ci ha pensato la fortuna.