22 gennaio 2021
Aggiornato 08:30
Il numero uno suona la carica

Sergio Marchionne: «Così riporterò la Ferrari alla vittoria»

Il presidente svela i suoi piani per la Rossa: ecco come intende rivoluzionare la Scuderia. «Dovevamo cambiare, non possiamo perdere altro tempo. Qui ci sono uomini dal talento eccezionale. Che torneranno al successo»

Il presidente Sergio Marchionne
Il presidente Sergio Marchionne Ferrari

MARANELLO«Abbiamo aggiustato la Fiat, per non parlare della Chrysler, sono convinto che la Ferrari tornerà a vincere». È il presidente Sergio Marchionne a suonare la carica al Cavallino rampante, in occasione della presentazione della trimestrale dell'azienda. Un bilancio che ha certificato risultati economici molto positivi: nel secondo trimestre del 2016 sono state 2.214 le auto consegnate (l'8% in più), con un aumento del 5,9% dei ricavi netti e del 35% dell'utile. «Costruiamo e vendiamo le macchine più belle del mondo, non facciamo mica delle Smart – il commento ironico del numero uno – La Rossa è nei miei pensieri più di quanto non si creda».

Potere alla squadra
Purtroppo i risultati sportivi non sono stati all'altezza di quelli industriali. Ed è per questo che, alla vigilia delle ferie estive imposte a tutte le squadre dalla Federazione internazionale dell'automobile («maledette», le ha definite, perché rallentano il ritmo di sviluppo della monoposto proprio nel momento in cui ce n'è più bisogno), Marchionne ha lanciato la riorganizzazione interna alla Scuderia: «La più grossa sciocchezza che a volte si dice di me è quella che io sia un accentratore – rivela in un colloquio pubblicato oggi dal Corriere della Sera – Macché. A me piace vivere in un mondo di potere disperso. Perché qui ci sono uomini dal talento eccezionale, disponibili a dare tutto per questa azienda». Un'azienda speciale, perché è in grado di regalare emozioni impareggiabili: «La scorsa stagione abbiamo conquistato tre successi. Non nego che quando per la prima volta ho sentito suonare l’inno ho pianto: l’emozione che ti regala la Ferrari è unica, davvero non pensavo si potesse gioire (e soffrire) così».

Fiducia ai vertici
La riorganizzazione non toccherà però i piani alti di Maranello, a partire da quel team principal Maurizio Arrivabene che pure era stato al centro di molte indiscrezioni su una sua possibile dipartita: «Le voci che lo danno pericolante sono conseguenti alla sconfitta: da noi si fa così. Arrivabene lo abbiamo preso perché conosce bene la Formula 1, avevamo bisogno di un team manager come lui, capace di far lavorare insieme gli uomini, di guidare una squadra». Confermatissimi anche i due piloti: «Sebastian è un campione, a volte mi fa tenerezza, merita una macchina alla sua altezza – prosegue il presidente – E a Kimi abbiamo giustamente riconosciuto, per il lavoro svolto, il rinnovo del contratto per la prossima stagione». E per la seconda metà di questo sfortunato Mondiale 2016? L'obiettivo minimo è «chiudere questa stagione con onore, con decenza, dando tutto ovviamente a ogni Gran Premio. Ma dovevamo cambiare, non possiamo perdere altro tempo. La Ferrari è un bene del Paese, dobbiamo proteggerla, essere fieri di questa creatura concepita da uno dei più grandi talenti italiani: il grande Enzo».