24 luglio 2019
Aggiornato 08:00

Berlusconi, non ti resta che il Milan

Appare sempre più evidente la vera ragione di tutti questi ritardi nella trattativa per la cessione del club rossonero: l’innegabile visibilità e il ritorno di popolarità che il Milan ha sempre rappresentato in ambito politico per l’ex premier. Berlusconi non vuole privarsi della squadra e se dipendesse solo da lui non lo farebbe mai.

MILANO - Inizia forse ad emergere il vero motivo di tutti questi ritardi sulla tabella di marcia inizialmente predisposta con l’obiettivo di perfezionare in fretta l’accordo di cessione del pacchetto di maggioranza dell’Ac Milan ai nuovi potenziali acquirenti cinesi. La ragione non è legata all’intervento chirurgico al cuore a cui è stato costretto il presidente rossonero esattamente una settimana fa; e non è neppure da addebitare alla mancanza di garanzie sulla gestione della squadra, offerte con certosina puntualità dai nuovi investitori tramite l’advisor italo-americano Sal Galatioto. 

Se dipendesse da lui…

Inutile fare troppi giri di parole, per i tifosi del Milan non è più tempo di prese in giro: Silvio Berlusconi non vuole cedere il Milan e se dipendesse esclusivamente da lui non lo farebbe mai. Malgrado il fronte compatto di Fininvest, la famiglia (tutti i figli tranne Barbara, naturalmente interessata a mantenere il posto di lavoro in via Aldo Rossi) e soprattutto l’intero popolo rossonero, sempre più esasperato dal procrastinarsi di questo stato di crisi che ormai va avanti da quasi un quinquennio, l’imperatore di Arcore proprio non ce la fa a disfarsi della sua creatura.

Non è una questione di cuore

E tanto per essere chiari, non si tratta affatto di una questione di cuore, perché se Berlusconi amasse davvero così tanto la squadra rossonera probabilmente non avrebbe permesso di vederla sprofondare nelle sabbie mobili della mediocrità, per colpa dell’incapacità di tutto lo staff dirigenziale (Adriano Galliani su tutti) e di un distacco sempre più evidente, sia dal punto di vista economico che emotivo.

Il problema visibilità

Ad impedire un distacco così forzatamente doloroso per Silvio Berlusconi è la consapevolezza che rinunciare al Milan vorrebbe dire fare a meno di un fondamentale traino per tutte le sue attività politiche ed economiche. Checchè se ne dica, l’inizio della fine per il club rossonero può essere facilmente identificabile nel 1994, il celebre anno della discesa in campo dell’ex Sua Emittenza. Da quel momento in poi, oltre a dedicare tutto il suo tempo e le sue energie a Forza Italia (poi al Pdl, quindi di nuovo a Forza Italia), il mercato del Milan è stato sempre contrassegnato dalle campagne elettorali del suo presidente.

Berlusconi e la politica

Quando c’è stato da convincere un elettorato incerto, il Milan ha sempre rappresentato per Silvio Berlusconi un miracoloso grimaldello indispensabile per raggiungere circa sei milioni di cuori rossoneri. Prova ne è l’ultima faraonica campagna acquisti milanista, datata ormai 2010, esattamente in coincidenza con una tornata elettorale probabilmente decisiva a quell’epoca. Allora il Milan comprò Ibrahimovic, Robinho, Boateng e vinse l’ultimo scudetto della sua storia. Da quel momento il nulla. 

A questo punto, in caso di mancata cessione ai cinesi, c’è solo da sperare che Berlusconi ricominci a voler fare sul serio in politica (non come in queste ultime amministrative, in cui le sue scelte discutibili hanno cancellato il centrodestra a Roma). Magari in questo modo ricomincerà anche a spendere e spandere per il suo vecchio Milan.