26 marzo 2019
Aggiornato 06:30
La versione di Flavio

Briatore shock: «Ferrari lasci l'Italia. E Schumi...»

L'ex manager pluri-iridato di Benetton e Renault torna a parlare di Formula 1. E le sue parole, come sempre, fanno discutere: «Sergio Marchionne ha fatto troppi proclami. E la Rossa deve aprire una sede in Inghilterra»

Flavio Briatore ai tempi della Renault
Flavio Briatore ai tempi della Renault

ROMA – Oggi, in Formula 1, Flavio Briatore è un nome che fa parte del passato. Glorioso sì, fatto di quattro titoli mondiali tra Benetton e Renault, ma pur sempre passato. Almeno, in teoria. Il manager piemontese, infatti, da tempo non ricopre più ruoli attivi nel massimo campionato delle quattro ruote, e la maggior parte delle volte sceglie di mantenere un insolito, per lui, basso profilo, evitando di intromettersi apertamente nelle vicende dell'attualità sportiva. Quando torna a farsi vedere nel paddock, però, come questo fine settimana in occasione della gara cittadina a Baku (dove fra l'altro ha sede uno dei suoi Billionaire), continua a non passare inosservato. E ritrova la sua passione per la provocazione e per le dichiarazioni a effetto.

La Ferrari in corsia dei box a Baku
La Ferrari in corsia dei box a Baku (Pirelli)

Se l'italianità è un handicap
Il suo bersaglio preferito restano i suoi connazionali ed ex grandi rivali della Ferrari: Briatore non sembra infatti condividere la granitica convinzione del presidente Sergio Marchionne di poter ancora vincere il titolo. «Non si vincono i campionati con dei proclami, ma lavorando come la Mercedes – lo punge Flavio alla trasmissione La politica nel pallone di Radio Rai – La Ferrari deve stare attenta anche a salvare il secondo posto. Per fortuna loro Hamilton ha sbagliato a schiacciare i bottoni, se no sarebbe arrivato secondo. Marchionne ha grande entusiasmo, ci ha messo la faccia: lui pensa che tutti, vedendo il suo impegno, dovrebbero lavorare meglio, stimolati dal fatto che il presidente si è esposto in prima persona. Però lui è inesperto di F1, anch’io all’inizio facevo dei proclami, ma poi quando ho detto: 'Puntiamo solo a vincere delle gare', ecco che abbiamo vinto il campionato. Ecco, magari l’anno prossimo farà meno proclami e vincerà. Quest’anno è inutile continuare a crederci, in Formula 1 non esistono i miracoli e il distacco con la Mercedes è ancora enorme». Colpa dei vertici, dunque, ma anche della stessa posizione geografica del Cavallino rampante: «È complicato vincere in Formula 1. La Ferrari non cambiare manager, ne ha già cambiati tanti. Deve internazionalizzarsi, deve per forza aprire un’antenna tecnologica in Inghilterra. In F1 ci vogliono creatività, inventiva e materiale umano. Maranello paga dazio, paga la lontananza dalla Formula 1 valley che è in Inghilterra. Noi con Benetton prima e Renault dopo avevamo la base in Inghilterra. La Mercedes, che è tedesca, pure. Se produci champagne è meglio se stai in Francia, se produci prosciutto è meglio se la base l’hai a Parma, ma se se fai la F1 devi stare in Inghilterra».

Lewis Hamilton in azione in Azerbaijan
Lewis Hamilton in azione in Azerbaijan (Pirelli)

Alonso da pensione
Ma Briatore non è tenero nemmeno con i suoi ex pupilli: Fernando Alonso e Michael Schumacher, i due piloti che scoprì e portò alla doppia affermazione iridata. Il primo lo definisce «un pensionato di lusso: ma ricordatevi che se la Ferrari non avesse sbagliato strategia quella volta ad Abu Dhabi, avrebbe vinto un terzo Mondiale». Del secondo dice che «non so niente, attorno a lui c'è un cordone impenetrabile, notizie puoi averle solo da Massa e da Todt, che ogni tanto vanno a trovarlo. Da quel che io so, l'unica cosa che serve è pregare, di dottori ne ha già troppi». E sul primo Gran Premio in Azerbaijan questo weekend? «Qualche anno fa incontrai in Sardegna il presidente dell’Azerbaijan – racconta – che mi chiedeva come sarebbe stato possibile mettere il suo paese sulla mappa del mondo. Semplice, gli ho risposto: organizzate un GP di Formula 1. Due mesi dopo ero a Baku. Il problema è nato quando ho chiamato Bernie. Lui non sapeva nemmeno dove fosse l’Azerbaijan. Allora io sono salito sull’unico elicottero che avevano, ho scattato delle foto e le ho spedite a Bernie per fargli capire quanto era moderno il paese. Ci sono state un po’ difficoltà nella negoziazione, ma adesso tutti sanno dove è Baku. E tutti sono entusiasti. Certo, la gara è stata bella per Baku, meno per noi: una gara del cavolo rispetto alla GP2. Sono arrivati i superteam con i loro budget milionari e la gara è stata di una noia pazzesca, pure con Hamilton che pasticciando sul volante non è riuscito a uscire dalla favela in cui si era cacciato». Ti pareva che anche lì non c'entrasse Flavio Briatore?