20 settembre 2021
Aggiornato 07:30
Calcio - Serie A

Milan, le condizioni di Berlusconi bloccano la cessione

Filtra ottimismo tra le parti dopo il primo incontro tra Galatioto e i vertici Fininvest, ma la realtà è che le condizioni imposte da Berlusconi stanno frenando irrimediabilmente il buon esito della trattativa. E inizia a farsi largo la convinzione che il presidente rossonero abbia ormai deciso di tenersi il Milan tutto per sè.

MILANO - Come già abbondantemente annunciato, Sal Galatioto, celebre advisor della misteriosa cordata cinese interessata ad acquistare il Milan, è arrivato in Italia. La missione dell’uomo d’affari italoamericano è chiara: sedersi a un tavolo per un confronto - si spera definitivo - con i vertici Fininvest con l’obiettivo di definire gli ultimi dettagli del contratto da sottoporre poi a Silvio Berlusconi per la firma.

Il primo meeting tenuto ieri pomeriggio tra le parti si è svolto senza grossi sussulti e -  come al solito - nel più assoluto riserbo, evidenziando ancora una volta il vero autentico enigma di questa vicenda: chi sono questi fantomatici investitori? 

Chi sono i cinesi?

È possibile che a trattativa avanzata, con un contratto in esclusiva firmato ormai già da qualche settimana, non si riesca a sapere nulla circa l’identità dei possibili nuovi proprietari dell’Ac Milan?

Da una parte è vero che l’esperienza vissuta con Mr. Selfie Bee Taechaubol ha lasciato un segno profondo tra i vari protagonisti della vicenda, invitando tutti ad un profilo molto basso fino a trattativa praticamente conclusa, ma è altrettanto inoppugnabile il fatto che arrivati a questo punto delle operazioni sarebbe anche necessario sapere qualcosa in più di coloro che Sal Galatioto rappresenta con tanta discrezione.

Invece nulla, continuiamo per mera opportunità giornalistica a parlare della cordata cinese come di una sorta di entità metafisica, qualcosa che esiste perché ce lo dicono ma di cui non è lecito sapere nulla. Una sorta di mistero della fede.

Vertice positivo…ma non troppo

Tornando alla stretta attualità, il primo incontro avvenuto ieri pomeriggio alla presenza di incontro Sal Galatioto, affiancato dal braccio destro Gancikoff, e l’ad Cannatelli, il direttore generale Pellegrino e il direttore Business Development Franzosi per conto di Fininvest, non ha prodotto novità rilevanti. Gli spifferi colti al termine della riunione raccontano di un cauto ottimismo anche se continuano a restare sul piatto i vari punti da chiarire: innanzitutto una garanzia scritta da parte dei nuovi proprietari sugli investimenti per potenziare la squadra nel prossimo quinquennio (Berlusconi pretenderebbe una cifra attorno ai 100 milioni annui); subito a ruota il ruolo del presidente e dei due ad attuali, la figlia Barbara e Adriano Galliani, nella nuova governance cinese; e a seguire le varie scadenze dei pagamenti per coprire la somma di 500 milioni che la Fininvest incasserà per cedere il 70% del pacchetto azionario dell’Ac Milan.

Condizioni capestro

Ora, mentre sembra assolutamente giustificabile che Berlusconi chieda garanzie sulle modalità di pagamento, cozza un po’ con la realtà la pretesa di avere investimenti di quella portata per potenziare la squadra nei prossimi cinque anni. E soprattutto l’ambizione del numero uno rossonero di restare a comandare, lui e tutta la sua scombinata combriccola, una società di cui non sarebbe più proprietario. Galatioto sembra pronto a offrire garanzie su investimenti e pagamenti e, solo a Silvio Berlusconi, un ruolo di presidente onorario senza alcun potere decisionale per i prossimi tre anni. Difficile che possa bastare al sempre più esigente imperatore di Arcore, tanto che inizia a farsi largo in maniera sempre più forte la convinzione che tutti questi paletti messi dal numero uno rossonero ai nuovi acquirenti siano solo un pretesto per costringere i cinesi ad abbandonare il tavolo delle trattative e tenersi così il Milan tutto per sè. Il popolo milanista non ne sarà molto contento.