15 novembre 2019
Aggiornato 05:00

Orgoglio e rabbia, le emozioni contrapposte del tifoso del Milan

La buona prestazione offerta contro la Juventus non salva la stagione fallimentare del Milan. E tra i tifosi rossoneri, piacevolmente sorpresi dalla reazione della squadra, aumenta il rimpianto per aver sciupato un altro anno.

MILANO - Alla fine il Milan non ce l’ha fatta. Malgrado i bookmakers avessero quasi cancellato le quote della vittoria bianconera, tanto manifesta era la superiorità dei campioni d’Italia alla vigilia, la compagine rossonera se l’è giocata. Se sia stato per merito del discorso motivazionale di Cristian Brocchi della vigilia, quello che ha scatenato un lungo applauso tra i giocatori nella rifinitura del venerdì allo stadio Olimpico, oppure per le parole pronunciate da Silvio Berlusconi negli spogliatoi, oppure ancora per quel meraviglioso e appassionato muro di tifo rossonero che è apparso agli occhi dei calciatori milanisti appena scesi sul terreno di gioco, è difficile da sapere. 

La differenza in panchina

Quello che conta, purtroppo per il club di via Aldo Rossi, è che malgrado abbia giocato i 120 minuti più vibranti, sanguigni ed emozionanti dell’ultimo quadrienno, il Milan non ce l’ha fatta ed è stato costretto a soccombere al cospetto della Juventus penta-campione d’Italia, forse sorpresa dall’atteggiamento baldanzoso e coraggioso dei ragazzi di mister Brocchi ed incapace di opporre una dignitosa resistenza ai rossoneri per quasi 110 minuti di gioco. La differenza l’ha fatta la qualità delle due rose: mentre Allegri si è potuto permettere di buttare dentro a partita in corso Alex Sandro, Cuadrado e Morata (gli ultimi due artefici del gol vittoria bianconero), Brocchi è stato costretto a ricorrere a Niang, Josè Mauri e Balotelli. Probabilmente non c’è bisogno di aggiungere altro per spiegare la vittoria della Juventus.

«Indegni» e «Vergogna»

Ai tifosi del Milan però, al termine di questa sanguinosa sconfitta resta una strana sensazione. Un umore combattuto tra la soddisfazione e l’orgoglio per aver visto finalmente una squadra quadrata, tonica e disposta a sputare il sangue per questa maglia, e il rammarico misto a rimpianto per aver sprecato un’altra stagione, la terza consecutiva fuori dall’Europa. E i due striscioni apparsi nella parte bassa della curva sud al fischio finale dell’arbitro Rocchi («Indegni» e «Vergogna»), probabilmente più che sottolineare il disappunto per la sconfitta, hanno rappresentato la rabbia più pura del popolo rossonero nei confronti della squadra. 

Che spreco

Logico a questo punto porsi una domanda: se i calciatori del Milan avevano dentro di sé le qualità fisiche e morali per giocare un match alla pari contro i Campioni d’Italia, dove erano state lasciate mentre il Verona li prendeva a pallate, il Frosinone e il Carpi li umiliavano e costringendoli a mortificanti pareggi, e il Sassuolo li ridicolizzava recuperando 8 punti nelle ultime quattro giornate, a coronamento di prestazioni indecorose? Un’analisi inquietante che non risparmia neppure Sinisa Mihalovic, visto che anche sotto la guida ferrea del serbo, abbiamo assistito spesso e volentieri a partite imbarazzanti.

Quale futuro?

Inutile dire che nessuno dai piani alti di via Aldo Rossi o dalle segrete stanze di Arcore offrirà mai risposte adeguate. Ma a questo punto il vero problema è capire cosa potrà accadere al Milan il prossimo anno. Si procederà al tanto annunciato passaggio di consegne societario tra Silvio Berlusconi e i misteriosi imprenditori cinesi oppure si manterrà lo status quo fallimentare di inizio stagione che schiaccerebbe in un colpo solo tutte le residue speranze di rinnovamento del popolo rossonero? Difficile pronosticarlo adesso, l’unica cosa certa è il prossimo sarà per il Milan il terzo anno consecutivo senza Europa, un record negativo che il presidente Berlusconi si sarebbe risparmiato volentieri. E invece l’unica cosa su cui si continua a risparmiare ad Arcore è l’energia e l’impegno per programmare un futuro dignitoso di quello che una volta era il club più titolato al mondo.