25 gennaio 2020
Aggiornato 20:00
Il leader della MotoGP

Marc Marquez è già in fuga per il campionato?

Due successi consecutivi e ventuno punti di vantaggio su Jorge Lorenzo: il pilota della Honda sembra avere la classifica in mano. Ma siamo solo all'inizio: «Il Mondiale si deciderà in Europa – ammette – e noi dobbiamo crescere ancora»

Marc Marquez in conferenza stampa ad Austin
Marc Marquez in conferenza stampa ad Austin Michelin

AUSTIN – Il numero è sempre lo stesso: 66, il punteggio del leader della classifica di campionato dopo i primi tre Gran Premi della stagione. Ma se un anno fa, di questi tempi, in cima alla graduatoria iridata, con due vittorie e un secondo posto al suo attivo, c'era Valentino Rossi, oggi questo primato spetta di diritto a Marc Marquez. Come cambiano le cose in soli dodici mesi. Anzi, a ben vedere, in poche settimane: chi mai si sarebbe immaginato che la Honda fosse proprio lì, davanti a tutti, dopo che era apparsa in crisi e all'inseguimento per tutti i test invernali. Di certo nessuno degli osservatori, e forse nemmeno lo stesso pilota spagnolo. «Mi ricordo la sensazione in Malesia, al primo giorno di prove pre-campionato – ha sorriso dopo il secondo successo consecutivo conquistato ad Austin – Spingevo al cento per cento, eppure ero un secondo e mezzo al giro più lento di Jorge. Una sensazione veramente frustrante».

Crescita costante
In un certo senso, è l'ennesima lezione che la Honda sta insegnando a tutto il circus. Mai sottovalutare un colosso da 18 milioni di moto vendute all'anno, con vent'anni di esperienza vincente nel Motomondiale e un portafoglio di risorse umane e finanziarie pressoché illimitato. Appena emersi i primi, grossi, problemi della nuova RC213V, in Giappone hanno cominciato a lavorare sodo, come solo da quelle parti sanno fare. E i risultati si sono visti. «Nella preparazione per la stagione abbiamo faticato molto – racconta Marquez – Poi nella prima gara eravamo ancora distanti dal limite della nuova gomma, ma le cose iniziavano a girare meglio. In Argentina abbiamo vinto la gara e siamo stati contenti di cogliere la nostra prima vittoria, ma non è stata una gara normale. Qui, invece, abbiamo vinto in un weekend normale, e questo mi riempie di soddisfazione. Ho sempre creduto nella Honda e nel mio team, tutti hanno lavorato molto e stanno continuando ancora a lavorare, perché non siamo ancora arrivati al cento per cento della nostra prestazione».

Marquez taglia il traguardo del GP degli Stati Uniti
Marquez taglia il traguardo del GP degli Stati Uniti (Michelin)

Il titolo si decide in Europa
Ventuno punti di vantaggio dopo appena tre corse possono sembrare tanti, dunque. Ma proprio ciò che è capitato a Rossi l'anno scorso insegna che il Mondiale MotoGP può prendere pieghe inaspettate anche da una corsa all'altra, e che le tendenze si possono invertire facilmente nella fase centrale, calda e cruciale, della stagione. Saranno i primi Gran Premi europei, insomma, a partire da quello tra due settimane a Jerez, a fornire un quadro più chiaro delle speranze di titolo della Honda e di Marquez. Che, da parte loro, hanno ancora dei punti deboli cui ovviare dal punto di vista tecnico: «Per il campionato vedremo cosa succederà in Europa – analizza il due volte iridato – perché Jorge su quelle piste è davvero forte. Ma stiamo lavorando sodo e penso che miglioreremo in ogni gara. Dobbiamo ancora crescere sul fronte dell'accelerazione, perché come abbiamo visto in partenza la Ducati e la Yamaha sono più forti di me. E sul fronte delle gomme, cerchiamo di controllarne il limite, ma dobbiamo anche ricordarci che quest'anno gli pneumatici lavorano in modo diverso e quindi dobbiamo adattare gli assetti e gli stili di guida». La Honda, insomma, non si riposa sugli allori, anzi punta a migliorare ancora. Ma riuscirà a farlo più rapidamente dei suoi diretti avversari?