18 giugno 2024
Aggiornato 02:00
Il nostro editoriale dopo le qualifiche del Gran Premio di Cina

La Ferrari ha perso una battaglia. Ma non la guerra

La pole position di Lewis Hamilton a Shanghai è una batosta. L'entusiasmo della vittoria di Sepang sembra lontanissimo. Eppure la rossa ha fatto un enorme salto in avanti. E il Mondiale è ancora lunghissimo

SHANGHAI – In fondo, è un po' come nella vita: un'eterna lotta tra razionalità e sentimento. I più colti citerebbero Gramsci: «L'ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione». Ma il concetto è alla portata di tutti: da un lato l'entusiasmo del cuore, dall'altro la freddezza del cervello. Tutti i tifosi ferraristi ci avevano creduto almeno un po', trascinati sulle ali dell'inaspettato successo nel Gran Premio di Malesia. Tanto che oggi, a rivedere una Mercedes tornata là davanti a nove decimi, di nuovo granitica e apparentemente imprendibile, sembra crollare il mondo addosso. Eppure Sebastian Vettel, che si sarà anche adattato in un lampo al caldo clima dell'Emilia più genuina, ma in fondo al suo dna rimane un teutonico calcolatore, lo aveva ribadito a più riprese: «Lottare con la Mercedes ci piacerebbe, ma dobbiamo soprattutto stare attenti a restare davanti alla Williams».

Tutti noi pensavamo che fosse solo pretattica, un riflesso condizionato delle asettiche dichiarazioni della vigilia ormai abituali in Formula 1. Invece aveva ragione lui. Il mondo non cambia in due settimane. «Roma non è stata costruita in un giorno», si dice. E nemmeno Maranello. Ma, come era prematuro volare in orbita dopo un solo risultato positivo, altrettanto lo sarebbe farsi prendere dallo sconforto dopo le qualifiche di Shanghai, che pure hanno assunto i contorni di una vera e propria batosta. Di nuovo, possiamo affidarci alla lucida analisi di Vettel: «Abbiamo dimostrato di essere ancora veloci e di non essere stati solo fortunati. Per questo siamo contenti». La Ferrari, in condizioni normali, non è (ancora) in grado di lottare stabilmente con la Mercedes per la vittoria. E quelle di Sepang, infatti, non sono state condizioni normali: c'era un meteo tropicale che favoriva la SF15-T più gentile sulle gomme; c'era stato il guasto al motore di Hamilton che gli aveva fatto perdere quasi tutte le prove del venerdì; c'era stato l'errore strategico dei campioni del mondo che avevano sprecato un treno di gomme morbide in più al sabato.

In Cina la Formula 1 è tornata ad un ambiente più familiare e di conseguenza non deve sorprendere che le frecce d'argento siano tornate la squadra da battere. Eppure questo non deve far passare in secondo piano il salto gigante compiuto dal Cavallino rampante nel corso dell'ultimo anno. «Non dimentichiamoci da dove veniamo», ha ammonito il solito Vettel. Magari sarà troppo presto per vedere una Ferrari in lotta per il titolo mondiale, ma la stagione è ancora lunga e lo sviluppo non si ferma. Magari Shanghai, con il suo meteo più temperato e il suo asfalto più gentile sulle gomme, non sarà il circuito giusto per lanciare la sfida, ma arriveranno altre piste più amiche. La rossa, insomma, resta lì. Pronta a non farsi sfuggire nessuna opportunità favorevole. Proprio come è successo in Malesia.