24 febbraio 2020
Aggiornato 16:30
Calcio | Serie A

Milan e Inzaghi, le ragioni di un esonero ormai necessario

La squadra di Inzaghi è sempre più paralizzata dalle paure del tecnico. La beata irriverenza con cui il Milan affrontava gli avversari nelle prime gare del campionato è ormai svanita, piegata dai dubbi e dalle insicurezze di Inzaghi. La soluzione per tentare il miracolo in campionato è solo una: sollevare il mister dall’incarico.

MILANO - La verità è che questo Milan ha paura. E si tratta di un timore figlio di tutte le insicurezze accumulate dal suo allenatore nel corso della stagione. La differenza tra il primo Milan della stagione è quello attuale sta tutta nella spensieratezza con cui i rossoneri affrontavano le partite all’inizio. Provate a riguardare la prima di campionato (vittoria in casa 3-1 contro la Lazio) oppure la pirotecnica vittoria in trasferta a Parma per 4-5. Allora la squadra di Inzaghi giocava libera da condizionamenti psicologici, quasi con sfrontatezza. Quello che adesso non è più possibile viste le paturnie dell’allenatore rossonero, sempre più divorato da inquietudini, angosce, turbamenti, sensi di colpa, tutte emozioni estremamente contagiose e naturalmente immagazzinate dall’intera squadra.
Ecco perché, senza voler entrare troppo nelle pieghe di motivazioni tecnico-tattiche, Pippo Inzaghi andrebbe sollevato dall’incarico. Subito.

PARLIAMO DI MENTALITÀ - Analizzando ad esempio i primi quindici minuti di Lazio-Fiorentina si è avuta la nitida sensazione di quello che al Milan ormai manca irrimediabilmente. E non ci riferiamo allo straripante potere offensivo dei biancocelesti (1 gol + almeno altri 5 nitide occasioni create nel solo primo quarto d'ora), quanto al coraggio che ha portato i ragazzi di Pioli a voler insistere, continuare ad attaccare anche dopo aver fatto il primo gol, senza fare troppi calcoli e soprattutto senza paura. Esattamente il contrario di quanto è abituato a fare il tremebondo e pauroso Milan di Inzaghi, abituato a rintanarsi nella tana rassicurante della propria area di rigore quelle rare volte che riesce a passare in vantaggio.

TONI: HO VISTO UN MILAN INTIMORITO - Un’analisi impietosa condivisa da più parti. Lo stesso Luca Toni, spettatore protagonista (una specie di ossimoro calcistico) dell’ultima mortificante performance rossonera, ha fotografato con disarmante sincerità l’attuale momento della squadra di Inzaghi:  «Ho visto un Milan intimorito e poco propositivo, un tempo era impossibile venire a San Siro per fare la partita, oggi invece giocando con un minimo di coraggio si possono portare via dei punti. Non credo le colpe del momento siano di Pippo, in rosa ci sono tanti calciatori non all’altezza del Milan, ragazzi anche giovani che hanno paura di sbagliare». 

GLI EX COLLEGHI: LE COLPE NON SONO DI INZAGHI - Eppure per il centravanti scaligero le colpe di questo disastro a tinte rossonere non sono dell’allenatore, teoria condivisa da tutti gli ex calciatori, attuali opinionisti oppure colleghi di SuperPippo. Da Costacurta a Marocchi, da Antonio Conte a Stramaccioni è tutto un prodigarsi di pacche sulle spalle al tecnico del Milan, destando legittime domande tra tutti i semplici osservatori e tifosi di calcio: «Ma perchè in ogni trasmissione sportiva continuano a sostenere che nemmeno un grande allenatore come Conte o Ancelotti riuscirebbe a far giocare bene questa squadra?»
La risposta è semplice: perché sono tutti amici di Pippo e quindi - pur se in buona fede - tentano di difendere l'indifendibile. A parziale scusante di Inzaghi c’è da dire che una squadra senza centrocampo difficilmente gioca bene (e il reparto centrale rossonero è imbarazzante), ma il Milan visto negli ultimi due mesi ha dimostrato di non avere uno straccio di idea di gioco e soprattutto mentalmente è a pezzi, impaurito, terrorizzato, frastornato.
Ci perdonino gli amici di Inzaghi, ma le responsabilità di un tale fallimento non possono che essere sue.