24 giugno 2024
Aggiornato 07:30
Invasione di Campo

Re Silvio sceglie Inzaghi, ma a vincere è solo Galliani

L’amministratore delegato rossonero la spunta anche stavolta: via il nemico giurato Seedorf, promosso Pippo Inzaghi, delfino di Galliani. Sfumata la pista Unai Emery, e con il tecnico basco sfumati anche i progetti di rilancio dell’Ac Milan.

La notte è stata fatale per i sogni di gloria del Milan. La linea dell’austerity ha prevalso anche stavolta ed invece di Unai Emery, a vincere il primo premio nella corsa alla panchina del Milan è stato Filippo Inzaghi, Super Pippo per gli amici.

Con buona pace di Clarence Seedorf che sarà messo non troppo elegantemente alla porta e non sarà gratificato da alcuna buonuscita. Rimarrà a libro paga, in attesa che un altro club bussi alla porta dell’olandesone con una proposta indecente, ma tanto indecente, da indurlo a rinunciare ai circa 2,5 milioni di euro netti l’anno che in caso contrario l’Ac Milan sarà tenuto a corrispondergli per i prossimi due anni.


E’ stata senza dubbio la vittoria di Adriano Galliani, sempre più calato nei panni del Cardinale Richelieu del regno Milan, l’uomo in grado di castigare tutti gli impavidi e gli arditi pronti a mettersi di traverso sulla sua strada. Il Re Silvio, novello Luigi XIII, ha formalmente preso la decisione finale, ma in realtà ha di fatto lasciato – ancora una volta - al brillante ed energico Cardinale (ops, amministratore delegato) il ruolo prevalente nella gestione della vicenda allenatore.

Andiamo a ripercorrere gli avvenimenti delle ultime ore. La lista dei pretendenti alla panchina del Milan si era drasticamente assottigliata: eliminato Prandelli, fresco di rinnovo con la Nazionale, evaporata la suggestione Conte, così come quelle legate a Montella e Spalletti, mai decollata l’ipotesi Donadoni e quanto mai fumosa la pista portoghese che portava a Jorge Jesus, le ipotesi rimaste in piedi sembravano soltanto due: Filippo Inzaghi e Unai Emery.


Vista la diversità di spessore tra i due personaggi, sembrava un dilemma abbastanza curioso. Da una parte un pezzo di storia del Milan, un centravanti amato dal popolo rossonero per quanto fatto in campo, ma un esordiente assoluto su una panchina calda, come quella rossonera (nel curriculum da tecnico di Super Pippo solo un paio d’anni di attività, prima sulla panchina dei Giovanissimi, poi su quella della Primavera, con un prezioso trionfo nel Trofeo di Viareggio, ma anche due premature eliminazioni sia in Coppa Italia che in campionato).


Dall’altra il tecnico del Siviglia, recente vincitore dell’Europa League. Un allenatore relativamente giovane, 42 anni, ma già con una discreta esperienza da tecnico sulle panchine di Almeria, Valencia, Spartak Mosca e Siviglia.


L’interrogativo che si sono posti i tifosi rossoneri è stato uno solo: qual è il profilo ideale del futuro allenatore del Milan?
Perché se la filosofia milanista è stata scommettere su un giovane di casa, pur se ancora inesperto, a cui affidare le chiavi di uno spogliatoio a dir poco irrequieto, allora ok scegliere Pippo Inzaghi. Ma le sue alternative avrebbero dovuto essere Costacurta, Brocchi, Gattuso.

Al contrario, se la volontà della dirigenza fosse stata quella di puntare su un tecnico già fatto, un vincente, pronto ad ogni tipo di battaglia, magari anche con un tocco di internazionalità, ecco che Unai Emery sarebbe stato perfetto, ma con Jorge Jesus o Spalletti come possibili surrogati.

Come appare evidente, una soluzione escludeva categoricamente l’altra. Questo almeno in una società disposta a costruire la squadra secondo una progettualità definita e fermi propositi di rilancio.

Ma da quanto tempo dalle parti di Casa Milan è stata cancellata dal dizionario la parola “progetto“?