25 settembre 2020
Aggiornato 09:00
Champions League

Il Milan cerca l’impresa e Galliani traccia la strada: «come a Monaco nel 2007»

L’Amministratore Delegato rossonero predica ottimismo e ricorda un precedente beneaugurante. Il Milan intanto è a Madrid con tutti i titolari nelle migliori condizioni

Se la gloria e lo strapotere fisico e tecnico di una squadra potessero essere trasmessi e contagiati solo con la vicinanza tra due persone, allora Galliani avrebbe scelto l’uomo giusto con cui andare a cena alla vigilia di Atletico Madrid-Milan: «Ho sentito il mio amico Florentino Perez questa mattina – ha dichiarato l’AD rossonero alla Malpensa, prima di imbarcarsi per la capitale spagnola - andremo a cena insieme, così mi racconterà come si fa a battere l'Atletico Madrid. Ci sarà pure Carletto Ancelotti, mi farò dare qualche dritta anche da lui.»

Fin qui il colore, ma Adriano Galliani è apparso davvero molto fiducioso, ricordando a tutti un incoraggiante precedente, datato 2007, l’anno dell’ultima Champions League vinta dal Milan: «Conquistare la qualificazione qui a Madrid è sicuramente un’impresa difficile, ma quando pareggiammo 2-2 col Bayern e andammo poi a vincere a Monaco con le reti di Seedorf e Inzaghi, era una partita altrettanto difficile. Noi ci proviamo, questo è sicuro».

Quel finale di stagione è stato evocato anche da Clarence Seedorf, in occasione della partita d’andata contro i «colchoneros», perché in effetti racchiude alcune similitudini con quest’annata rossonera: anche quell’anno la Champions League iniziaò dai preliminari, anche quell’anno la stagione in campionato fu tutt’altro che indimenticabile, anche quell’anno si vide un Milan decisamente bruttino, almeno fino alla svolta che arrivò proprio con la vittoria sul Bayern Monaco, ricordata da Galliani. In quel caso erano i quarti di finale, dopodiché il Milan affrontò il Manchester United in semifinale, dando vita nel match di ritorno alla «partita perfetta», un 3-0 che resterà nella storia rossonera, e per concludere sconfisse il Liverpool di Rafa Benitez, prendendosi una ricca rivincita dopo l’inopinata sconfitta del 2005.

C’è da dire che di quella squadra è rimasto ben poco: i soli Bonera ed il figliuol prodigo Kakà in campo (ed il fatto che malgrado l’età siano entrambi titolari in questo Milan testimonia la pochezza di alternative attualmente a disposizione), oltre a mister Seedorf in panchina. Accanto a loro, un miscuglio di talenti inespressi, giovani in rampa di lancio, vecchie glorie, scarti di altre squadre, nel complesso un gruppo che non ricorda nemmeno lontanamente i vari Maldini, Nesta, Pirlo, Gattuso, Inzaghi, Ambrosini, Serginho, Cafu etc. etc. che formavano la rosa di quel Milan stellare.

Questo piccolo dettaglio è l’unico aspetto che tende a smorzare gli entusiasmi degli ottimisti per natura, ma c’è anche da aggiungere che l’Atletico Madrid visto a San Siro non è apparso quella forza della natura che si temeva. E’ vero che all’interno delle rassicuranti mura del Vicente Calderon, la squadra di Simeone si trasforma, ma si tratta sempre di una partita senza domani e se ai biancorossi spagnoli capitasse una serataccia come quella patita un paio di settimane fa in Liga contro l’Osasuna (3-0 secco, n.d.r.), allora qualsiasi scenario sarebbe possibile.