23 febbraio 2019
Aggiornato 07:30

Brianna, a 19 anni rifiutò le cure anti-leucemia per far nascere il figlio. Ora sono morti tutti e due

La storia di Brianna Rawlings, la giovane donna che ha potuto abbracciare il suo piccolo poco tempo, prima della sua tragica morte. Una rara forma di leucemia aveva distrutto il sogno e le possibilità di vita di entrambi

Brianna Rwaling, la mamma di 19 anni che ha combattuto con la leucemia in gravidanza
Brianna Rwaling, la mamma di 19 anni che ha combattuto con la leucemia in gravidanza Shutterstock

SYDNEY - Una tragica storia, iniziata male e conclusa anche peggio. Il suo nome era Brianna Rawlings, una giovanissima ragazza di 18 anni che, mentre era in attesa del suo primo figlio ha assistito alla diagnosi di cancro. Si trattava di una pericolosa forma di leucemia, per la quale avrebbe dovuto avere delle cure immediate. Tuttavia, tutti conosciamo l’estrema pericolosità delle terapie anti-cancro, tanto devastanti quanto nocive per un bambino in grembo. Ed è così che Brianna, con grande coraggio, ha deciso di rimandarle alla nascita del figlio. Ma le cose sembrano essersi complicate e Brianna ha potuto vivere la gioia di essere mamma davvero per poco tempo.

Brianna Rawlings, la madre coraggiosa che ha dato la sua vita per il figlio

Brianna aveva deciso di rimandare le cure, per poter regalare al nuovo nascituro una vita dignitosa e, soprattutto, in salute. Dopo aver assistito a una diagnosi di cancro, nei primi mesi di gravidanza, infatti, ha atteso che venisse alla luce il piccolo prima di fare qualsiasi cosa. E, in parte il suo sogno, si è avverato perché Brianna ha potuto abbracciare il suo splendido figlio, di nome Kyden, al momento della nascita.

Una forma rara e aggressiva di leucemia

Brianna, un’adolescente originaria di Sydney (Australia) ha scoperto di essere affetta da una forma rara e aggressiva di leucemia, quando si trovava alla diciassettesima settimana di gravidanza. Purtroppo, non aveva molta scelta: o interrompeva la gravidanza o la portava a termine ma, in quest’ultimo caso, avrebbe dovuto rimandare le cure. E la sua scelta fu quella più amorevole e coraggiosa: dare al piccolo che aveva in grembo una possibilità di sopravvivenza.

Il momento del parto

Purtroppo, le cose si sono complicate quando, al sesto mese di gravidanza, Brianna ha assistito a un grave peggioramento. Manifestava febbre alta e dolore lancinante ai muscoli. Fu in quel momento che la giovane donna non ebbe altra scelta: il bambino doveva nascere immediatamente. Per fortuna, il parto (cesareo) andò molto bene e Brianna poté avere la grande gioia di abbracciare il suo piccolino.

12 giorni dopo, tutto precipita

12 giorni dopo la sua nascita però, Kyden perse la vita. Tutto il coraggio di Brianna non era servito a niente perché il piccolo, mentre si trovava in clinica, aveva contratto una pericolosa infezione allo stomaco. E per lui non ci fu niente da fare. La ragazza, distrutta dal dolore, ricorda il Daily Mail, aveva espresso la sua grande gioia di essere stata mamma, seppure per poco tempo. «È stato molto duro, lungo, estenuante e doloroso. Anche se Kyden non è più con noi, mi ha dato la forza per andare avanti. Ero molto felice ed entusiasta di essere una madre - tutto ciò che avrei voluto era una famiglia. Ma avevo anche paura di ciò che il mondo aveva in serbo per me».

I 12 giorni migliori della sua vita

«I 12 giorni che ho potuto trascorrere con il mio bambino Kyden, tenendolo, contando le dita dei piedi e le dita e parlando con lui come avrei fatto quando era nella mia pancia, erano così speciali: sono stati i migliori 12 giorni della mia vita».

Il miglioramento di Brianna

Brianna, dopo alcuni mesi, sembrava di essere finalmente uscita dal tunnel. Stava migliorando e aveva persino avuto il permesso di tornare a casa di tanto in tanto. Stava lavorando molto affinché si potesse riprendere da molti punti di vista, compreso quello muscolare: la lunga degenza l’aveva indebolita molto. Tant’è vero che dichiarò, alcuni mesi fa ad alcuni quotidiani: «voglio sconfiggere questa orribile malattia. Credo di poterlo fare e ho fatto una promessa a mio figlio».

Il rifiuto del trapianto

Per stare di nuovo bene avrebbe potuto fare il trapianto di midollo, offerto dal fratello. Ma all’ultimo momento i medici esclusero questa possibilità. Decise, allora, di accedere a una cura sperimentale molto costosa: 3.000 dollari ogni tre settimane. Per questo, la sua famiglia, cominciò a chiedere i fondi a un sito di crowdfunding. Dopo sole due iniezioni, tuttavia, Brianna perse tragicamente la vita. Ed è così che mamma e figlio, con tutta probabilità, si staranno abbracciando in un posto oltre la vita, quello che (ancora) non conosciamo.