20 novembre 2019
Aggiornato 02:00
Epidemie

Allarme per il Virus del Nilo Occidentale: l’infezione si espande dal Po e suoi affluenti

Uno studio dell’Università Statale di Milano mostra come l’infezione trasmessa dalle zanzare si espande seguendo il corso del Po e dei sui affluenti. L’Italia più colpita

Una zanzara portatrice del virus del Nilo Occidentale o West Nile Virus
Una zanzara portatrice del virus del Nilo Occidentale o West Nile Virus Shutterstock

MILANO – L’Università Statale di Milano ha condotto uno studio, pubblicato sul prestigioso PLOS ONE, in cui si ricostruisce l’origine e le modalità di diffusione dell’epidemia del West Nile Virus-2 in Europa, rivelando che l’Italia è il Paese più colpito. Il primo ‘esordio’ del nuovo virus è stato nel 1999, quando fu trasmesso dalle zanzare nel continente americano, causando un’epidemia nella città di New York. Da lì, e nel giro di pochi anni, il Virus del Nilo Occidentale (o West Nile Virus) diventerà endemico in tutto il continente, dal Canada al Venezuela, causando nei soli Stati Uniti circa 20mila casi di malattia neuro-invasiva e più di 2.000 decessi.

L’origine e l’infezione
Il Virus del Nilo Occidentale, spiegano dalla Statale di Milano, prende il nome dal distretto dell’Uganda dove è stato isolato per la prima volta nel 1937. Uomini, cavalli e altri mammiferi possono essere accidentalmente infettati da zanzare che si sono precedentemente nutrite con il sangue di uccelli infetti, che rappresentano il vero serbatoio del virus. Un essere umano che sia stato infettato, spesso non se ne rende conto, poiché nell’80% dei casi è asintomatica. Può tuttavia causare febbre e in circa un caso su 150 una meningo-encefalite di solito mortale, soprattutto nei pazienti anziani.
In Europa – riporta il comunicato della Statale di Milano – il West Nile Virus era noto per essere stato isolato in animali e in casi umani sporadici fino dagli anni ‘60 e per aver causato nel 1996 un’epidemia in Romania. Qui erano stati segnalati i primi casi di malattia neuro invasiva, di cui era risultato responsabile il lignaggio 1 del virus (WNV-1). Col nuovo Secolo, lo scenario cambia. Nel 2004 una variante diversa dello stesso virus, denominata WNV-2, viene isolata in uccelli selvatici catturati in Ungheria, per cui per la prima volta fuori dall’Africa. WNV-2 si diffonde rapidamente verso sud-est, nella penisola Balcanica e nel Mediterraneo Orientale: nel 2010 causa una grave epidemia nel Nord della Grecia e successivamente penetra anche in Italia, che dal 2015 è il Paese europeo col maggior numero di casi segnalati all’anno.

Lo studio
Condotto dal team coordinato da Gianguglielmo Zehender, professore presso il Laboratorio di Malattie Infettive dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con le Università di Padova e Pavia, e gli Istituti Zooprofilattici di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, lo studio rappresenta una delle prime applicazioni in Italia delle tecniche di analisi filogenetica avanzata, si legge nel comunicato. Grazie alla caratterizzazione della sequenza di virus isolati in Italia e a competenze peculiari dell’Università Statale di Milano nella ricostruzione su base filogenetica dell’origine e diffusione di patogeni emergenti, è stato possibile fornire informazioni utili a contrastare l’ulteriore diffusione dell’infezione. Per la prevenzione della trasmissione trasfusionale di WNV in Italia dal 2008 è in atto un piano di sorveglianza nazionale, che prevede la ricerca sistematica, tra giugno e ottobre, del virus in campioni di zanzare e animali sentinella (uccelli e cavalli).
«Dopo il suo ingresso in Ungheria nel 2004 – osserva Gianguglielmo Zehender – si ipotizza che WNV-2 abbia raggiunto il nostro Paese intorno al 2008, quattro anni prima del suo primo isolamento in ospiti umani. Il luogo di ingresso è stato stimato in un’area compresa tra l’Adriatico e la valle centrale del Po. Da qui, il virus si sarebbe diffuso lungo l’asse del maggior fiume Italiano: verso Est raggiungendo il delta del Po e il Veneto e verso Ovest, penetrando in Lombardia e in Piemonte. Nella stagione passata (2016) – conclude il ricercatore – l’epidemia sembra essersi diretta verso sud, lungo il corso dei principali affluenti del Po, frequente tappa di uccelli migratori, potenziali serbatoi dell’infezione, mentre per la nuova stagione estivo-autunnale, appena iniziata, non si sono ancora palesate segnalazioni dagli animali sentinella».