Diabete e dolcificanti

Diabete: è colpa dei dolcificanti artificiali. I rischi nascosti degli edulcoranti

Ancora sotto accusa gli edulcoranti artificiali. Aspartame & co. sarebbe accusati di provocare iperglicemia e diabete. Ma non solo: la scienza pare abbia nascosto effetti avversi da anni

Dolcificanti artificiali e diabete
Dolcificanti artificiali e diabete (SpeedKingz | Shutterstock)

Ancora nuove conferme sulla pericolosità dei dolcificanti artificiali. Accusati di provocare cancro, obesità, iperglicemia e diabete ora anche l’Università di Adelaide punta il dito contro gli edulcoranti. In sostanza, se lo zucchero fa male, dolcificare artificialmente gli alimenti è decisamente molto più pericoloso per la nostra salute. La scoperta degli scienziati australiani.

I dolcificanti sono dappertutto
Per una ragione (quasi) sconosciuta i dolcificanti artificiali si trovano ovunque, persino negli integratori alimentari definiti naturali. Tant’è vero che alcuni produttori lo mettono persino ben in evidenza sull’etichetta: «con edulcoranti». Ma curare la propria salute con un prodotto in cui siano stati aggiunti ingredienti dannosi per il nostro organismo non è di certo la soluzione migliore. Eppure esiste ancora la convinzione che siano degli ottimi sostituti dello zucchero, specie per chi ha problemi di peso. Strano a dirsi visto e considerato che sono molte le ricerche che smentiscono che si possano trarre benefici in tal senso.

Lo studio
La ricerca – condotta dal team australiano - ha voluto valutare la capacità dei dolcificanti artificiali di alterare i livelli ematici di glucosio. Per approfondire la questione sono stati reclutati 27 volontari sani che hanno ricevuto l’equivalente di un litro e mezzo di bevande dietetiche sotto forma di capsule, nella dose si tre al giorno. Queste contenevano per lo più acesulfame K e sucralosio. Il gruppo di controllo assumeva solo delle capsule placebo.

I risultati
Dai risultati è emerso che i volontari che avevano assunto edulcoranti artificiali avevano molti più problemi di controllo degli zuccheri. «Questo studio sostiene il concetto che i dolcificanti artificiali potrebbero ridurre il controllo dei livelli di zucchero nel sangue e sottolinea l'eventualità che altissimi picchi di glicemia post prandiale nei forti consumatori abituali di Nas [non caloric artificial sweeteners, n.d.a] possano predisporre allo sviluppo del diabete di tipo 2».

Le critiche
In seguito allo studio sono state sollevate molte critiche in merito. La prima di queste è che il campione analizzato era piuttosto esiguo. E l’altra è che il diabete è una malattia che viene scatenata da alterazioni metaboliche non conosciute e che quindi non può essere ridotta alla sola assunzione degli edulcoranti. Se da un lato tutte e due le osservazioni sono indiscutibili, dall’altro è vero che i database scientifici riportano moltissimi casi di iperglicemia causata da edulcoranti artificiali e tutto ciò andrebbe approfondito. I risultati dello studio australiano saranno presto presentati all'Associazione Europea per lo Studio del Diabete a Lisbona.

I danni nascosti dai media
Dopo la notizia che i danni dello zucchero sulla salute umana erano stati nascosti da decenni, i ricercatori dell’Università di Sydney, guidati dalla prof.ssa Lisa Bero del Charles Perkins Centre, hanno voluto far luce anche sulla questione dolcificanti artificiali. Ed effettivamente si sono resi conto che l’industria dei dolcificanti ha pilotato le ricerche in maniera tale che i risultati fossero positivi e non il contrario. Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno preso in esame 31 studi a tema condotti tra il 1978 e il 2014. I risultati dell’analisi hanno rivelato che i conflitti di interesse erano fautori di bias (o errori scientifici) a tutti i livelli di ricerca sui dolcificanti artificiali. E questi stessi bias non sono stati impediti dal cosiddetto processo di peer-review – una revisione paritaria o forma di controllo della qualità scientifica. Dai loro risultati è emerso che «il 100% degli studi sponsorizzati dall’industria hanno concluso che l’aspartame è sicuro, mentre il 92% degli studi finanziati autonomamente hanno invece individuato effetti negativi derivanti dal consumo di aspartame». Considerando la disparità dei risultati a seconda del diverso finanziamento, la prof.ssa Bero ritiene che siano sufficienti per trarre le debite conclusioni. «La maggior parte di questi studi mostrano che la sponsorizzazione è altamente correlata con risultati positivi – commenta la dott.ssa Marion Nestle, professore di nutrizione, studi alimentari e salute pubblica presso la New York University – la ricerca, quando finanziata in modo indipendente, arriva spesso a conclusioni sfavorevoli». In sostanza quando gli scienziati venivano pagati da un’azienda che utilizzava o forniva gli edulcoranti, i risultati erano sempre positivi, quindi dichiaravano che non c’era nessun danno sulla salute. Se, al contrario, vi erano ricercatori indipendenti, emergeva quali erano i veri effetti degli edulcoranti: aumentano obesità e diabete.