19 settembre 2018
Aggiornato 05:00

Cuore: allarme per le donne, sono più a rischio infarto e ictus degli uomini

Non solo chi è stato colpito da infarto e ictus, ma anche il 72% dei familiari sono a rischio eventi cardiovascolari. I risultati dello studio italiano al Congresso della Società Europea di Cardiologia (Esc) che mostra come le donne siano oggi più a rischio
Infarto e ictus ora colpiscono più le donne, rispetto agli uomini
Infarto e ictus ora colpiscono più le donne, rispetto agli uomini (Shutterstock.com)

BARCELLONA – Ancora studi sul cuore e le malattie cardiovascolari presentati al Congresso della European Society of Cardiology (ESC) in corso a Barcellona (Spagna). Questa volta è il turno di uno studio italiano, che fa parte del progetto avviato un anno fa e chiamato ‘Ferrara città della prevenzione’. Dai risultati si è scoperto che ben il 72% dei familiari dei pazienti colpiti da malattie cardiovascolari sono a rischio di sviluppare infarto o ictus. Una percentuale nettamente superiore rispetto alla popolazione generale (55%). A essere più a rischio, poi, sono le donne over 65 rispetto ai coetanei maschi: con l’avanzare dell’età infatti gli uomini presentano valori migliori. I dati mostrano che c’è una riduzione dell’eccesso di circonferenza del girovita, che passa dal 91% al 75%, mentre nelle donne questo parametro aumenta dal 73% all’85%.

Il progetto per prevenire le malattie cardiovascolari
I risultati presentati al congresso sono quanto ne deriva a un anno dall’avvio del progetto ‘Ferrara città della prevenzione’, in cui sono stati coinvolti oltre 16mila cittadini, una cifra record. Il gran numero di partecipanti testimonia il grandissimo valore dell’iniziativa stessa, che si configura come la prima in Europa di questo tipo, e che ha permesso di analizzare la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari dei partecipanti, compilando una specifica carta del rischio. «Sono stati testati anche i parenti dei pazienti ricoverati nel reparto di cardiologia dell’Ospedale di Cona – spiega il prof. Roberto Ferrari, Direttore della Cardiologia della città estense – Solo il 28% presenta un rischio basso, percentuale che raggiunge invece il 37% fra la popolazione generale. Inoltre queste persone mostrano tassi più elevati di sovrappeso e obesità. Si conferma quindi il ruolo decisivo della predisposizione genetica nello sviluppo delle malattie cardiovascolari – prosegue Ferrari – per questo dovremmo monitorare questi cittadini con più attenzione. Importanti anche le differenze con il progredire dell’età: gli uomini over 65 sono più virtuosi delle donne, al di là dell’ovvio incremento negli anni di fattori di rischio quali pressione arteriosa, diabete e obesità viscerale».

Al centro del dibattito
I dati aggiornati del progetto ferrarese sono ora al centro del dibattito fra gli esperti riuniti al Congresso europeo di Cardiologia (ESC, European Society of Cardiology), in corso a Barcellona fino al 30 agosto. Già nel 2008 Ferrara aveva promosso un ‘censimento’ del rischio cardiovascolare della popolazione, pur coinvolgendo un minor numero di persone. «Nel tempo i cittadini sono diventati più virtuosi per quanto riguarda la pressione arteriosa (sia per gli uomini, da 137/82 a 128/81 mmHg, che per le donne, da 130/77 a 122/78 mmHg) mentre i valori di colesterolemia sono rimasti praticamente immutati – sottolinea il prof. Ferrari – Complessivamente il ‘Rischio Cardiovascolare Assoluto’ nel tempo è migliorato, ma alcuni fattori mostrano un trend in peggioramento: in particolare il sovrappeso è aumentato dal 35% al 37% e l’obesità dal 12% al 15%. Dati che preoccupano e ci spingono a continuare il nostro progetto che in sei anni vuole raggiungere e sensibilizzare i 135mila ferraresi. Il nostro obiettivo – aggiunge l’esperto – è migliorare la salute e la qualità della vita di tutti i cittadini non solo grazie alla medicina ma anche all’alimentazione e all’ambiente».
Gli specialisti ricordano che le malattie cardiovascolari, come l’infarto del miocardio e l’ictus cerebrale, sono la principale causa di morte e invalidità in Italia e nel mondo occidentale. Nel 2014 (ultimo dato ISTAT) si sono verificati nel nostro Paese complessivamente 220.200 decessi per malattie del sistema circolatorio. I fattori che influiscono sul loro sviluppo sono il colesterolo alto, l’ipertensione arteriosa, il fumo, il diabete, l’obesità e la sedentarietà – e come suggerito da un nuovo studio, anche l’infiammazione.

Molte le iniziative realizzate a un anno dall’avvio di ‘Ferrara città della prevenzione’
«L’Università – continua il prof. Ferrari – rappresenta il motore del progetto. Sono state coinvolte 11 facoltà e per la prima volta al mondo è stato realizzato un Centro della Prevenzione di Ateneo situato proprio davanti a Palazzo dei Diamanti. Il Centro è dotato al primo piano di una cucina che può ospitare 40 persone dove gli chef tengono corsi di cucina per ricette funzionali al benessere, il secondo piano è allestito per la compilazione della carta del rischio, il controllo del ritmo cardiaco e il rilascio del ‘Passaporto del Benessere’, che include non solo i parametri cardiovascolari ma coinvolge anche la valutazione di altri dati da parte di oncologi, pneumologi, immunologi e reumatologi. Inoltre – fa notare l’esperto – si è varata la prima Facoltà in Italia di Medicina, Farmacia e Prevenzione. Offrono un contributo decisivo anche le Facoltà di Architettura con progetti destinati al benessere, di Ingegneria nella progettazione di case dotate di sensori per la pulizia dell’aria o di una viabilità stradale più sostenibile grazie a automobili elettriche, e di Fisica e Chimica nello sviluppo di pannelli solari innovativi ed efficienti. Ferrara oggi è la prima città in Italia nell’uso di energie rinnovabili. Prevenzione è sinonimo di cultura ed è parte integrante di ogni attività dell’Ateneo».

C’è un sito e anche un’App
Tutte le iniziative legate al progetto sono illustrate nel sito www.ferraracittadellaprevenzione.it. È disponibile anche una App della salute (Salvacuore), uno strumento pratico per tenere sotto controllo il proprio stato di benessere. «Facile da usare, è pensata per tutti – spiega il prof. Ferrari – L’app calcola in modo automatico il rischio cardiovascolare di ciascun utente: oltre ai parametri suggeriti dalla Società europea di Cardiologia (sesso, età, pressione arteriosa, livelli di colesterolo, diabete, fumo), sono richiesti anche alcuni dati relativi alla storia familiare (inclusi livello di istruzione, frequenza cardiaca, altezza, peso e circonferenza addominale). Se il rischio è basso, l’App invita l’utente a ripetere il test dopo 12 mesi; se è medio, l’applicazione suggerisce di visitare il sito internet, di contattare il Centro di Prevenzione per un appuntamento oppure di rivolgersi al proprio medico di famiglia; se è alto, il consiglio è di fissare quanto prima una visita al Centro di Prevenzione».

Il messaggio della Campagna
Il messaggio chiave della Campagna, ‘Io mi voglio bene’, è stato diffuso con poster collocati in tutta la città, inclusi negozi, bar, ristoranti e farmacie che hanno aderito all’iniziativa. «Abbiamo realizzato opuscoli indirizzati agli studenti della scuola primaria, che utilizzano una grafica e un linguaggio diretti, con un cuore e un cervello che ‘parlano’ ai bambini – continua il prof. Ferrari – Siamo andati anche nelle scuole secondarie, perché sappiamo che il 75% delle dipendenze da fumo, alcol e droghe inizia proprio in quella fascia d’età. E abbiamo realizzato materiale informativo adatto agli adolescenti. Per raggiungere tutta la popolazione abbiamo organizzato anche incontri sul territorio dedicati agli over 65. Il progetto continua quest’anno con un concorso fotografico e il coinvolgimento diretto della squadra di calcio della città, la SPAL, neopromossa in serie A».