28 marzo 2020
Aggiornato 19:00
La ricerca

Zanzare «mutanti» anti Zika

L'azienda di biotecnologie Oxitec ha inaugurato il primo laboratorio per la produzione su larga scala di zanzare geneticamente modificate, specialmente dedicato al controllo del virus zika.

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RIO DE JANEIRO - Dopo i primi test condotti a Piracicaba, comune del Brasile nello Stato di San Paolo, l'azienda di biotecnologie Oxitec ha inaugurato il primo laboratorio per la produzione su larga scala di zanzare geneticamente modificate, specialmente dedicato al controllo del virus zika la cui infezione nelle donne gravide si ritiene possa determinare nel nascituro casi di microcefalia e di malformazioni fetali. Le zanzare made in Oxitec non pungono, non trasmettono il virus devastante per feti e neonati mentre le larve da loro fecondate non arrivano a maturazione, morendo prima dell'età adulta.

Le uova prodotte non si schiudono
La chiave di tutto è un batterio innocuo per l'uomo, il Wolbachia pipientis, in grado di disarmare le zanzare femmina Aedes aegypti, quelle che trasmettono il virus Zika nell'uomo, grazie a un nuovo e innovativo meccanismo di controllo biologico. Il batterio è stato identificato per la prima volta nel 1924 ma solo 50 anni dopo si è iniziato a capire il suo potenziale nella lotta ai vettori che trasmettono virus come dengue e zika.
L'idea è quella di liberare nell'ambiente un numero di zanzare maschio maggiore di quello esistente in natura in modo da aumentare le probabilità che le zanzare femmine si accoppino con i maschi prodotti in laboratorio. Le uova così prodotte non si schiudono, riducendo notevolmente la popolazione di zanzare.

Rilasci pianificati nel 2017
«Questa nuova unità, con una capacità di produzione di 60 milioni di larve a settimana, dimostra che disponiamo degli strumenti per impiantare progetti di questo genere di qualsiasi dimensione in qualsiasi città del Brasile» spiega Glen Slade, direttore allo sviluppo di Oxitec Brasile.
Rilasci pianificati di zanzare resistenti ai virus Zika e Dengue verranno organizzati nel 2017 sia in Brasile sia in Colombia grazie a un programma da 18 milioni di dollari finanziato da agenzie governative britanniche e statunitensi e da diverse organizzazione umanitarie.

(Immagini AFP)

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