19 gennaio 2020
Aggiornato 17:00
Alimentazione e salute

Dopo lo zucchero, anche i possibili danni dei dolcificanti sono stati nascosti

Una nuova ricerca australiana rivela che, come per lo zucchero e i danni a cuore e arterie nascosti dalla ‘scienza corrotta’, la stessa sorte è più o meno toccata agli edulcoranti o dolcificanti artificiali

Dolcificanti, anche qui la ricerca è stata pilotata
Dolcificanti, anche qui la ricerca è stata pilotata Shutterstock

SYDNEY – Non si è ancora spenta l’eco della notizia riguardante lo zucchero e i danni che può causare al cuore e all’apparato cardiovascolare, fatti tacere dall’industria dello zucchero che avrebbe corrotto alcuni ricercatori. E mentre ancora ci si domanda il perché di tutto ciò, ecco arrivare un nuovo studio in cui si afferma che anche la ricerca sui dolcificanti artificiali sarebbe stata pilotata dall’industria del settore.

Pilotare i risultati
Secondo i ricercatori dell’Università di Sydney, guidati dalla prof.ssa Lisa Bero del Charles Perkins Centre, l’industria dei dolcificanti avrebbe fatto sì che le ricerche indipendenti fornissero risultati favorevoli in almeno il 17% dei casi. Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno preso in esame 31 studi a tema condotti tra il 1978 e il 2014. I risultati dell’analisi hanno rivelato che i conflitti di interesse erano fautori di bias (o errori) a tutti i livelli di ricerca sui dolcificanti artificiali. E questi stessi bias non sono stati impediti dal cosiddetto processo di peer-review – una revisione paritaria o forma di controllo della qualità scientifica.

  • Il Bias è quell’errore sistematico o errore metodologico che porta a conclusioni distorte (errate) sui risultati di una ricerca.

Casi isolati?
A sentire di questi casi di pilotaggio nel mondo scientifico, a opera di certe categorie d’industria, fa venire il dubbio che questo modus operandi sia più diffuso di quanto non sembri. I risultati di questo nuovo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista PLoS ONE, fanno dunque riflettere. Nello specifico, la prof.ssa Bero e colleghi hanno stabilito che dei 31 studi analizzati, quattro sono stati finanziati dall’industria dei dolcificanti, dieci da fonti non industriali, tredici non menzionavano alcuna fonte di finanziamento e altri quattro erano stati finanziati dall’industria dello zucchero e da quella dell’acqua.

I dolcificanti definiti ‘sicuri’
Come si può immaginare, la revisione ha rivelato che «il 100% degli studi sponsorizzati dall’industria hanno concluso che l’aspartame è sicuro, mentre il 92% degli studi finanziati autonomamente hanno invece individuato effetti negativi derivanti dal consumo di aspartame». Inoltre, in quasi la metà degli studi (il 42%) gli autori delle revisioni non hanno rivelato i conflitti di interesse e un terzo delle recensioni non sono riuscite a rilevare alcuna fonte di finanziamento.

Il campione
I ricercatori sottolineano che i 31 studi analizzati sono il risultato di una cernita da un iniziale campione di 900 studi. Ma solo questi 31 sono risultati rilevanti per la revisione dopo un rigoroso processo di selezione. Vista poi la disparità dei risultati a seconda del diverso finanziamento, la prof.ssa Bero ritiene che siano abbastanza per trarre le debite conclusioni. «La maggior parte di questi studi mostrano che la sponsorizzazione è altamente correlata con risultati positivi – commenta la dott.ssa Marion Nestle, professore di nutrizione, studi alimentari e salute pubblica presso la New York University – la ricerca, quando finanziata in modo indipendente, arriva spesso a conclusioni sfavorevoli».

Il problema
Bisogna dunque pensare che la ricerca finanziata dall’industria è tutta pilotata? La professoressa Bero getta acqua sul fuoco: «Non è la ricerca industriale di per sé a essere il problema. E’ il tipo di finanziamento. Quello di cui c’è bisogno sono le garanzie, anche con l’industria che contribuisce a un paniere comune per finanziare la ricerca sulla sicurezza alimentare». Secondo gli esperti, così come i rapporti tra aziende farmaceutiche e ricercatori sono oggetto di attento esame, la stessa cosa dovrebbe avvenire nei i rapporti tra le aziende alimentari e la ricerca nel settore. «E’ allarmante vedere quanto potere ha l’industria dei dolcificanti artificiali sui risultati della ricerca da essa finanziata, dove solo i dati, ma anche le conclusioni di questi studi sottolineano gli effetti positivi dei dolcificanti artificiali», conclude la prof.ssa Bero.