28 febbraio 2020
Aggiornato 01:00
Ritmi circadiani e obesità

Poca luce al mattino e troppa la sera: si rischia l’obesità

L’esposizione alla luce nelle ore serali altera i ritmi circadiani, esponendo le persone a un maggior rischio di obesità e grasso addominale

NARA - Ci sono molti fattori che influenzano l’obesità e il sovrappeso. Ma alcuni ricercatori giapponesi sono riusciti a trovare un’associazione alquanto insolita. La luce nelle ore serali predisporrebbe all’aumento di peso. Danni peggiori si avrebbero se nelle prime ore della mattina la luce, al contrario, scarseggia. Insomma, se non si seguono i ritmi naturali potrebbe esserci un’alterazione metabolica. Ecco i risultati dello studio.

Un problema che riguarda soprattutto le persone anziane
Le persone anziane che vengono esposte a eccessiva luce nelle ore serali e ridotta nelle prime ore del mattino potrebbero assistere a un naturale aumento di peso. Lo studio ha messo in evidenza come le esposizioni ad alcuni tipi di luce artificiale potevano essere legate all’aumento di peso addominale. E questo avveniva indipendentemente dalla quantità di calorie ingerite e dall’attività fisica. «I nostri risultati sono ragionevoli perché gli esseri umani si sono evoluti in condizioni di luce del giorno ad alta intensità luminosa e bassa durante la notte», ha dichiarato l’autore dello studio, il Dottor Kenji Obayashi del Nara Medical University School of Medicine.

  • Leggi anche: La luce verde allevia l’emicrania e il mal di testa
    Ricercatori trovano che l’esposizione a una banda stretta di luce verde riduce in modo significativo la sensibilità alla luce e può ridurre la gravità dei sintomi di emicrania e mal di testa.

L’importanza dei ritmi circadiani
La ricerca mette per la prima volta in evidenza il ruolo chiave svolto dai ritmi circadiani, valutando l’associazione tra luce e rischio di obesità. Questo potrebbe anche far sorgere ulteriori dubbi sullo stato di salute precario di alcune persone che lavorano nelle ore notturne.

Lo studio
Per arrivare a tali conclusioni, i ricercatori hanno utilizzato appositi esposimetri su un campione di più di mille volontari. Tutti i partecipanti avevano un’età media di 72 anni e prima dello studio erano stati misurati loro la circonferenza addominale, il peso corporeo e l’altezza. A ognuno è stato chiesto di compilare questionari in merito al proprio stile e tenore di vita. Due anni dopo sono state nuovamente rilevate le stesse misurazioni. Circa 972 persone non soffrivano di obesità addominale all’inizio dello studio.

Tutta colpa della luce
L’esposimetro di cui erano dotati i partecipanti misurava il livello della luce a cui erano esposti, espresso in lux. Per fare un esempio, una giornata di sole ha mediamente 11.000 lux, mentre durante il crepuscolo ci sono circa 11 lux. All’interno di un’abitazione è tutt’altra cosa. I livelli di illuminazione durante una giornata soleggiata potrebbero non superare i 1.000 lux accanto alle finestre. I dati dello studio dimostrano che chi aveva i fianchi piuttosto ‘larghi’ viveva in scarse condizioni luminose di giorno ed eccessive di sera. La stessa cosa accadeva a chi superava i 3 lux in tarda serata. Mentre le persone che erano sottoposte a una luminosità maggiore di 500 lux al mattino avevano generalmente un ridotto peso corporeo. Da ciò si evidenzia che l’«esposizione alla luce artificiale durante la notte è associata a un aumentato rischio di obesità», spiega il dottor Charles Czeisler, del Brigham and Women’s Hospital di Boston.

  • Leggi anche: L’Alzheimer si può curare con le luci a led
    Ricercatori scoprono che utilizzare luci a led blu può prevenire in modo efficace l’accumulo della proteina beta-amiloide, ritenuta una causa della malattia di Alzheimer.

Ulteriori studi sono necessari
A conferma della tesi saranno necessari ulteriori studi. Il limite maggiore di tale ricerca, infatti, è l’aver permesso ai partecipanti di indossare l’esposimetro da polso solo per due giorni, nonostante lo studio sia durato due anni. Secondo Obayashi l’esposizione inappropriata alla luce altera la secrezione di melatonina, un ormone conosciuto per il suo ruolo nel dispendio di energia. «Dal punto di vista del disallineamento circadiano, le fonti di luce che possiedono una lunghezza d’onda corta (come la luce blu) hanno più effetto sui ritmi biologici umani. Quindi, utilizzando queste fonti di luce (luce blu) la sera e la notte si promuoverebbe l’obesità». Va ricordato che tutti gli schermi retroilluminati – come quelli di smartphone, computer e tablet, possiedono proprio tale lunghezza d’onda. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism.

Altri studi che potrebbero confermare la tesi
Questo non è l’unico studio che mostra gli effetti dell’andare a dormire tardi sul grasso corporeo. Uno studio pubblicato recentemente sul Journal of Pediatrics ha infatti mostrato come i bambini che andavano a dormire entro le 20.00 avevano un ridottissimo rischio di sviluppare sovrappeso e obesità. Mentre i soggetti che andavano a dormire dopo le 21.00, ne raddoppiavano le probabilità. «Per i genitori, questo rafforza l’importanza di stabilire una routine dell’andare a dormire. È qualcosa di concreto che le famiglie possono fare per ridurre il rischio nel loro bambino. E’ anche probabile che tutto ciò abbia effetti positivi sul comportamento, sulla socialità, sull’emotività e lo sviluppo cognitivo», ha dichiarato Sarah Anderson, professoressa presso l’Ohio State University college of Public Health. Il motivo per cui ciò avviene non è ancora chiaro, tuttavia, la ricerca giapponese potrebbe spiegare in parte la relazione con l’esposizione alla luce.