15 agosto 2022
Aggiornato 17:30
Centrosinistra

Dario Franceschini: «Ora un'alleanza larga nel nome di Draghi. Con i 5 Stelle è finita»

Il Ministro dei Beni Culturali: «Questo strappo rende impossibile ogni alleanza con i 5 Stelle. La rottura sulla fiducia al governo rende impossibile l'alleanza». Serracchiani: «Alleanze PD definite da agenda di questo Governo»

Dario Franceschini
Dario Franceschini Foto: ANSA

«Questo strappo rende impossibile ogni alleanza con i 5 Stelle. La rottura sulla fiducia al governo rende impossibile l'alleanza». Il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, è netto in una intervista al Corriere sui rapporti del Pd con i 5 Stelle dopo la fine del governo Draghi. Ora lo sguardo è fisso alle prossime elezioni, del 25 settembre. «Credo - dice - che saranno sostanzialmente una sfida tra chi ha difeso Draghi e chi invece ha buttato tutto a mare. Si svolgeranno secondo uno schema temporaneo ma un po' diverso rispetto alla normalità».

Franceschini ritiene che il confronto questa volta sarà tra «le forze e le persone che hanno votato la fiducia, o che l'avrebbero votata alla Camera, un campo che si compone intorno al Pd, poi con il partito decideremo come e dall'altra chi ha affossato Draghi. Tra chi lo ha difeso ci sono forze e personalità diverse che potranno stare insieme in un rassemblement elettorale, non improvvisato per vincere nei collegi uninominali». In sostanza «da una parte gli europeisti e i riformisti che hanno sostenuto l'esperienza del governo Draghi e l'avrebbero continuata, dall'altra parte i sovranisti, gli anti europeisti, il centrodestra senza più centro». E qui lancia una stoccata a Forza Italia: «Il partito di Berlusconi è evaporato».

«Non voglio coinvolgere Draghi, perché so che non ha nessuna intenzione di fare un percorso politico e noi non lo tireremo per la giacchetta», chiarisce il ministro che per le prossime urne parla di un «rassemblement largo, interprete e garante dell'agenda Draghi batterà la destra. Negli elettori della Lega, di Forza Italia e in generale nei mondi moderati c'è il dissenso totale rispetto a quello che hanno fatto questi partiti. Il Paese non lo dimentica». Un'impresa ardua per il Partito democratico, che parte sfavorito secondo i sondaggi alla vigilia: «Possiamo farlo - afferma - perché abbiamo un partito unito attorno al segretario. Non è capitato molte volte nella storia del Pd, ma adesso è così».

Serracchiani: «Alleanze PD definite da agenda di questo Governo»

«Noi dovremmo intanto indicare la nostra proposta per il Paese e chiamare a raccolta chi ci sta. Molto del lavoro è stato già avviato da questo governo, la cui esperienza intendiamo proseguire perché crediamo possa essere l'unico argine non solo al populismo, ma anche alla crisi di credibilità che può colpire il Paese». Debora Serracchiani, capogruppo del Pd alla Camera, traccia il percorso dei prossimi mesi in vista delle elezioni per il Pd. In una intervista a Repubblica parla di «responsabilità enorme» per Giuseppe Conte nell'aver innescato la crisi che, tuttavia, «non è riuscito a guidare, e hanno concluso Lega e Forza Italia, senza avere neppure il coraggio di metterci la faccia in Aula. Sono scappati come dei traditori».

Serracchiani, che ritiene ci fosse la «volontà chiara, in particolare del centrodestra, di interrompere l'azione del presidente Draghi», rilegge così la genesi di quanto accaduto negli ultimi giorni: «FdI, che sin dal giorno in cui ha legittimamente scelto di non far parte del governo d'unità nazionale spingeva per le elezioni anticipate, alla fine ha trascinato gli alleati in questo vortice, senza che nessuno di loro si ponesse il problema dell'interesse del Paese».

Dal terremoto politico di questi giorni non esce indenne neanche il Pd: «Quel che è successo ha provocato anche un cambio di prospettiva nel Partito democratico: lavoreremo a una proposta per modernizzare il Paese, renderlo più forte e ancorato all'Europa - afferma - Noi continueremo a fare le riforme che il centrodestra non ha mai fatto e a impegnarci perché il Pnrr vada in porto».