22 maggio 2022
Aggiornato 15:00
Comunicazioni del Premier

Draghi alla Camera: «Non difendere l’Ucraina? È come giustificare Hitler e Mussolini»

Il premier Mario Draghi si presenta in aula alla Camera per le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo e incassa l'appoggio preossoché unanime della maggioranza che sostiene il governo

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Il premier Mario Draghi si presenta in aula alla Camera per le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo, in agenda domani e venerdì a Bruxelles, e incassa l'appoggio preossoché unanime della maggioranza che sostiene il governo. Crisi Ucraina, caro energia, sostegno all'ingresso dell'Ucraina in Ue, difesa comune europea, governance economica dell'Ue, revisione di alcune regole comuni come quelle per il settore dell'agricoltura i temi principali toccati in aula e c'è il via libera unanime alla mozione di maggioranza sulle comunicazioni del presidente del Consiglio Mario Draghi. I presenti erano 458, i votanti 457: uno solo si è astenuto, nessun contrario.

La capogruppo del Pd Debora Serracchiani aveva assicurato in dichiarazione di voto: «Sia chiaro che lei e il suo governo avete il sostegno pieno del Parlamento» e la decisione di inviare anche aiuti militari all'Ucraina è stata presa «nel pieno rispetto della Costituzione e della Carta dell'Onu» mentre è «immorale chiedere ad ucraini di arrendersi, di alzare le mani e rinunciare alla loro libertà». Ed è lo stesso premier a ringraziare per il sostegno espresso al governo, appoggio «che mi sarà molto prezioso in vista del Consiglio europeo e anche del vertice Nato».

Nel dibattito in aula il punto più controverso è sempre quello dell'invio di aiuti militari all'Ucraina con vari distinguo, tra cui quello di Vittorio Sgarbi del gruppo Misto che parla di «certezza della sconfitta militare» e di «carneficina» ricordando che anche i soldati russi sono delle «vittime» e che «non è su questo piano che dobbiamo contrastare Putin», dice. A tutte le obiezioni di questo genere Draghi replica che la posizione di non inviare aiuti militari a chi viene aggredito rappresenta «un terreno molto scivoloso che ci porta a giustificare tutti gli autocrati, a cominciare da Hitler e da Mussolini, tutti coloro che hanno aggredito paesi inermi». Significherebbe, insomma, «difendere il paese aggressore» e avallare l'idea che «gli ucraini accettino pacificamente la schiavitù».

Detto questo, prosegue Draghi, «non dobbiamo alimentare uno scontro tra Occidente e Russia», rilanciando uno «scontro di civiltà» anche perchè non si può dimenticare che ci sono cittadini russi che si oppongono alla linea della guerra decisa da Putin e a loro va espressa «solidarietà». Per fare la pace, però, «bisogna essere in due» e finché Putin «che non ha scuse» non accetterà la via diplomatica nessun negoziato avrà buon esito. Ma, attenzione, ricorda Draghi «lo sforzo diplomatico deve coinvolgere anche la Cina che ha grande influenza nelle dinamiche geopolitiche e di sicurezza globale. E' fondamentale che l'Ue sia compatta per mantenere il dialogo con Pechino perchè contribuisca in modo costruttivo alla mediazione».

Anche sul fronte della questione dell'approvvigionamento energetico e dell'economia il premier tiene il punto. Le speranze di una imminente ripresa, osserva Draghi, «si affievoliscono» e «occorre una risposta europea» ma «non occorre un ripensamento del Pnrr nelle sue scadenze e nei suoi obiettivi, il Pnrr è cruciale per aumentare la nostra crescita permanente al di là degli eventi» che ci colpiscono. Poi, certo, è necessario «affrontare alcuni aspetti» come «l'effetto dell'aumento dei costi delle materie prime» ma su questo «una riflessione è in corso di svolgimento in Commissione Ue e avremo una risposta a breve».