20 maggio 2022
Aggiornato 20:00
Caos 5 Stelle

Conte vede Draghi ma pensa a Di Maio

Parlando all'uscita da palazzo Chigi dopo l'incontro con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte liquida le domande sullo scontro nel M5S: ««Non sono qui per discutere di correnti nel Movimento che non sono permesse»

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte Foto: ANSA

«Non sono qui per discutere di correnti nel Movimento che non sono permesse, sono vietate dallo statuto». Parlando all'uscita da palazzo Chigi dopo l'incontro con il presidente del Consiglio Mario Draghi, Giuseppe Conte liquida così le domande sullo scontro nel M5S che lo oppone a Luigi Di Maio. Il riferimento è a un comma dell'articolo 18 dello Statuto dei 5 stelle, nel quale si legge, fra le altre cose: «Gli Iscritti possono essere sottoposti a sanzioni disciplinari anche per: (...) promozione, organizzazione o partecipazione a cordate, correnti, gruppi riservati di Iscritti e comunque ogni altra iniziativa che abbia la finalità di affrontare la vita interna dell'Associazione e passaggi decisionali sulla base di orientamenti preventivamente organizzati o appartenenze predeterminate a cordate, correnti o gruppi».

«Non sono venuto qui - garantisce ai cronisti il leader del M5S - a parlare di caselle di governo, di posti, ma di urgenze per i cittadini» oltre che «a ribadire la nostra massima compattezza per sostenere, anzi per rilanciare l'azione di governo, è quello di cui il paese ha bisogno». Il laconico comunicato di palazzo Chigi sull'incontro, tuttavia, non sembra poter cancellare le scorie delle tensioni vissute sul Quirinale. «Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incontrato questa mattina a Palazzo Chigi il Presidente del M5S, Giuseppe Conte. Nel corso del colloquio - precisa la nota - sono stati affrontati temi legati alla situazione economica e internazionale e, più in generale, all'agenda di Governo». Chi conosce bene Conte è convinto che abbia avanzato una richiesta di «cambio di passo» a Draghi, una sorta di avvertimento sul fatto che il movimento vorrebbe tornare ad avere voce in capitolo sulle scelte politiche ed economiche dell'esecutivo.

«Non si è parlato di rimpasto»

Le fonti vicine ai vertici del M5S, comunque, smentiscono le ricostruzioni di qualche giornale, con tanto di elenco dei nomi, da Di Maio in giù, dei quali l'ex presidente del Consiglio sarebbe pronto a chiedere la sostituzione al suo successore a palazzo Chigi. «Non si è parlato di rimpasto, non esiste», giurano. Dietro le quinte, tuttavia, la guerra interna fra il ministro degli Esteri e l'ex presidente del Consiglio va avanti. «Sicuramente un chiarimento arriverà - dicono le stesse fonti - va trovata una quadra, lo scontro è grave perché ha investito tutti: dai gruppi parlamentari agli iscritti all'opinione pubblica».

I due, raccontano diverse fonti qualificate, non si parlano direttamente ma per interposte persone: alcuni parlamentari, i capigruppo, i vice di Conte e i collaboratori più fidati. «Lo stesso Grillo sta mediando», dicono a Montecitorio. Fra le voci più vicine a Di Maio si dicono sicuri, comunque, che l'idea del leader di forzare la mano e arrivare a un resa dei conti pubblica di fronte alla platea degli iscritti, stia perdendo terreo: «Mi pare tutto fermo. Sono sempre di più - racconta un deputato - nel gruppo parlamentare le voci di chi è contrario a una riunione di confronto politico in streaming». In che modo condurre il chiarimento con Di Maio, però, «è una decisione che prenderà Giuseppe», garantisce una figura di primo piano del M5S, «io - aggiunge - spero sempre in una ricucitura».

Tace Roberto Fico

Tace, intanto, l'unico dei big ad avere forse qualche carta da giocare per una possibile mediazione. Roberto Fico ha tenuto fede alla sua funzione istituzionale di primissimo piano nella fase dell'elezione del capo dello Stato e ha messo una distanza fra sé e le polemiche interne. Una eventuale «sfiducia» a Conte passerebbe innanzitutto dal Comitato di garanzia del quale fa parte con Di Maio e Virginia Raggi. Ad oggi, nel Movimento è considerato «fantascienza» immaginare che si schieri contro l'ex premier, ma prima o poi troverà il modo di far sentire la sua voce, magari con una intervista di ampio respiro con uno dei quotidiani principali.