20 maggio 2022
Aggiornato 20:00
Corsa Quirinale

Dopo il vertice di centrodestra Silvio Berlusconi si sfila, ma crescono i no a Mario Draghi

Si apre una frattura nel centrodestra, dove Giorgia Meloni non ha affatto apprezzato né il no a Draghi, né il riferimento alla legislatura che deve andare avanti contenuto nella lettera di Forza Italia

Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi
Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi Foto: ANSA

Silvio Berlusconi fa il passo indietro ormai atteso da tutti, ma il quadro a fine giornata è - se possibile - persino più complicato di quanto non lo fosse all'inizio. Il leader di Fi si fa da parte, ma insieme alla Lega sposa la linea del «Mario Draghi resti a palazzo Chigi», posizione che piace molto anche a M5s. Giuseppe Conte ieri mattina aveva riunito la cabina di regia del Movimento, registrando ancora molti «dubbi» sull'ipotesi di eleggere il premier al Quirinale e solo nel pomeriggio ha fatto filtrare che comunque non sono stati posti «veti».

Allo stato, dunque, sembra essersi complicata di molto la strada di Draghi verso il Quirinale, se non ci saranno clamorosi ripensamenti del centrodestra come ipotizza Vittorio Sgarbi in serata: «Non lo può proporre il centrosinistra, non avrebbero i voti nemmeno con Renzi. Ma se il centrodestra dicesse di sì, potrebbe passare alla prima votazione». Fatto sta che al momento per il premier ci sono più no che sì.

Giorgia Meloni irritata

Ma il Pd deve ora anche evitare che si sfilacci l'asse con i 5 stelle. Il Movimento, infatti, non è ostile come il Pd a nomi che provengano dal centrodestra, quella «rosa di nomi» che Matteo Salvini ha annunciato premettendo che non è più il tempo dei «veti della sinistra». Al tempo stesso, però, si apre una frattura nel centrodestra, dove Giorgia Meloni non ha affatto apprezzato né il no a Draghi, né il riferimento alla legislatura che deve andare avanti contenuto nella lettera di Berlusconi.

Entrambi gli schieramenti, insomma, sembrano scricchiolare dopo il passo indietro del Cavaliere. Enrico Letta non ha alcuna intenzione di avallare nomi di «di parte», come sarebbero quelli di Letizia Moratti, Marcello Pera o Franco Frattini. Diverso potrebbe essere il discorso di Pier Ferdinando Casini, ma il leader Pd è anche molto preoccupato per le conseguenze sul governo di un no brusco a Draghi. Al Nazareno si limitano a dire che «la giornata, dopo continue altalene, finisce come è iniziata, con l'unica differenza che Berlusconi non è più in campo. La notizia è la profonda lacerazione del centrodestra».

Conte deve dimostrare ai suoi gruppi di poter giocare un ruolo autonomo rispetto al Pd e commenta con molto più entusiasmo: «Lo avevamo affermato in modo chiaro: la candidatura di Silvio Berlusconi era irricevibile. Con il suo ritiro facciamo un passo avanti e cominciamo un serio confronto tra le forze politiche per offrire al Paese una figura di alto profilo, autorevole, ampiamente condivisa». Figura che forse per i 5 stelle potrebbe essere quella Elisabetta Casellati, che - secondo Fi - «non si può definire divisiva». Ma non è certo questa l'opinione del Pd. Letta domani incontrerà Leu e M5s, e, poi, anche Matteo Renzi. In programma anche un faccia a faccia con Salvini, che era previsto già oggi e poi è stato rinviato, ma non si sa ancora quando si farà.

Ma, appunto, anche nel centrodestra le cose non filano lisce. Fdi non intende sposare la linea della prosecuzione della legislatura, la Meloni fa diffondere una nota del partito piuttosto irritata: «Abbiamo apprezzato il senso di responsabilità di Silvio Berlusconi. Abbiamo invece apprezzato assai meno le indiscrezioni uscite nel corso del vertice, che non corrispondono in alcun modo alla realtà. Non sono stati posti veti di alcun genere. Piuttosto, durante la riunione, Fratelli d'Italia ha insistito affinché fosse chiaro che non auspica in alcun modo che la legislatura prosegua, come invece possono eventualmente ritenere le forze politiche della maggioranza».

Il quadro, insomma, è più che mai complicato. La prima cosa da valutare sarà la reazione di Draghi al no di metà della sua maggioranza sul suo nome. E poi ci sarà da testare la tenuta degli schieramenti.