28 novembre 2021
Aggiornato 21:30
Il voto

L'Aula del Senato ha detto la parola fine al ddl Zan. Accuse Pd a Italia Viva. Centrodestra festeggia

Mancano all'appello almeno 16 voti tra le file della coalizione che approvò il testo alla Camera. E per il Pd il colpevole è principalmente il partito di Matteo Renzi. Letta: «Hanno vinto gli inguacchi»

Il Presidente del Senato, Elisabetta Casellati
Il Presidente del Senato, Elisabetta Casellati ANSA

L'Aula del Senato ha di fatto detto la parola fine al ddl Zan. Con il voto di oggi sulla cosiddetta «tagliola», ossia il non passaggio agli articoli, proposto da Lega e Fdi e grazie al voto segreto il centrosinistra perde la partita: 154 a 131 con 2 astenuti. I numeri sono fin troppo eloquenti. Mancano all'appello almeno 16 voti tra le file della coalizione che approvò il testo alla Camera. E per il Pd il colpevole è principalmente il partito di Matteo Renzi. Vincitore ne esce il centrodestra che rivendica di aver fermato un progetto che non condivide e di aver ottenuto di spaccare la coalizione avversa. Un buon auspicio, secondo alcuni, anche in vista dell'elezione del Presidente della Repubblica.

«Hanno voluto fermare il futuro. Hanno voluto riportare l'Italia indietro. Sì, oggi hanno vinto loro e i loro inguacchi, al Senato. Ma il Paese è da un'altra parte. E presto si vedrà». Sentenzia il segretario del Pd, Enrico Letta, che pochi giorni fa aveva cercato di spiazzare tutti aprendo alle modifiche del testo. Ieri il tavolo di maggioranza però si era concluso con un nulla di fatto, paralizzato dai veti contrapposti. Il Pd ha chiesto a Lega e Fi di rinunciare al voto sulla tagliola di oggi, proposta giudicata irricevibile dagli interlocutori che chiedevano modifiche sostanziali al testo. Questa mattina poi l'estremo appello del Pd alla Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, a non concedere il voto segreto e anche quello di Italia viva a «fermarsi» per tentare una mediazione sui punti più controversi.

Il risultato certifica errori di calcolo da parte del gruppo Pd al Senato convinto fino a poco prima del voto di avere almeno 148 senatori dalla sua. C'è chi, a caldo, ha invocato «dimissioni» o quantomeno una «riflessione» sulla gestione della vicenda. Ma la differenza di 23 voti è più ampia di quanto si potesse prevedere. Chi conosce bene il Senato dice che i franchi tiratori sono stati almeno 8 nel Pd e pochi meno, 6, da parte di Italia viva, se a questi si aggiungono alcuni franchi tiratori nel M5s e i tanti ex M5s che sono nel gruppo Misto e che non sono più legati a nessuna coalizione si arriva facilmente a quel numero: 23.

I toni usati dai dirigenti nel dopo voto segnalano un clima davvero teso soprattutto tra Pd e Iv: «Lega e Iv sono uguali, spero provino la stessa vergogna» dice Francesco Boccia, deputato PD e responsabile Regioni e Enti locali della Segreteria nazionale.

«I senatori di Italia Viva hanno votato in modo compatto il no all'affossamento della legge. Alla rigidità della destra che non voleva alcuna legge si è saldata l'arroganza, la prepotenza e la pessima gestione parlamentare del Partito Democratico e del Movimento 5Stelle, che non hanno saputo garantire neanche i loro voti» replica Teresa Bellanova di Iv.

Per il leader M5s, Giuseppe Conte «chi oggi gioisce per questo sabotaggio dovrebbe rendere conto al Paese che su questi temi ha già dimostrato di essere più avanti delle aule parlamentari».

«Sconfitta l'arroganza di Letta e dei 5 stelle - dice Matteo Salvini -. Ora ripartiamo dalla proposte della Lega: combattere le discriminazioni lasciando fuori i bambini, la libertà di educazione, la teoria gender e i reati di opinione».

«Le prove di forza strumentali non servono a tutelare le persone più esposte e i loro diritti», chiosa la ministra di Fi, Maria Stella Gelmini. E l'autore del testo, Alessandro Zan, non sembra volersi arrendere: «una forza politica si è sfilata e ha flirtato con la destra sovranista solo per un gioco legato alla partita del Quirinale. Una battuta d'arresto che comunque non ci ferma, è solo momentanea», assicura.