25 luglio 2021
Aggiornato 09:00
Cammino incerto

Il ddl Zan torna in Senato. Letta: «Sì al confronto in Aula ma con Salvini non trattiamo»

Con queste parole il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, chiude ogni spazio di trattativa sul ddl Zan. Si schiera anche Giuseppe Conte: «Appoggiamo legge». Ma l'esame nel vivo a settembre

Enrico Letta e Matteo Salvini
Enrico Letta e Matteo Salvini ANSA

«Siamo convinti che il testo approvato alla Camera sia un ottimo testo e vogliamo spingere perché vada avanti. Ma non siamo aperti al confronto con chi in Europa prende iniziative contro la comunità Lgbt+ perché chi è omofobo in Europa non può essere un credibile interlocutore in Italia». Con queste parole il segretario del Partito Democratico Enrico Letta chiude ogni spazio di trattativa sul ddl Zan alla vigilia di una scadenza importante in aula al Senato. È fissato per oggi alle 12 infatti il termine per gli emendamenti al testo che punisce l'omotransfobia.

Un testo approvato alla Camera la scorsa estate, fermo in commissione al Senato per mesi e arrivato all'esame dell'assemblea 'forzando' il calendario con soli 11 voti di scarto. Un testo salvato la scorsa settimana per un solo voto dalla questione di sospensiva di Fi e Fdi che ne chiedevano lo stop. Hanno pesato soprattutto le assenze di 14 senatori M5s anche se oggi Giuseppe Conte, leader in pectore dei pentastellati, ha chiarito: «Il ddl Zan è una legge che ha il nostro appoggio». I numeri risicati con cui avanza la legge rendono il suo cammino - costellato di voti a scrutinio segreto - quantomai incerto.

«Va sotto di sicuro», profetizza il leader di Iv Matteo Renzi secondo cui «un compromesso è possibile sull'identità di genere, sulla libertà di opinione e sulla scuola». Ovvero sugli articoli 1, 4 e 7. «Questa ipotesi di accordo - insiste Renzi - è a portata di mano. Dopo che per mesi la Lega ha fatto ostruzionismo, oggi ha dato disponibilità all'accordo di tutti. Non capisco perché il Pd si mette di traverso. Vuole affossare la legge. È diventato il vero partito No Zan».

Dal numero degli emendamenti che pioveranno domani sul testo si capirà anche il destino della legge. Gli occhi sono puntati sulle proposte che arriveranno dai senatori delle Autonomie e dall'esponente di Psi Riccardo Nencini, iscritto al gruppo di Italia Viva. Metteranno nero su bianco le ipotesi di mediazione avanzate nelle ultime settimane sia dal presidente della commissione Giustizia Andrea Ostellari, senatore della Lega, che dai renziani. Nencini ha annunciato nei giorni scorsi la presentazione di un emendamento che modifica la norma sulla libertà di espressione criticata anche dal costituzionalista Giovanni Maria Flick durante le audizioni.

A scrutinio segreto, emendamenti «neutri» come quelli delle autonomie - è il ragionamento di chi tifa per la mediazione - risultano più votabili di quelli leghisti. Ma lo scrutinio segreto è una roulette russa anche per chi si oppone al ddl Zan. In Forza Italia «al Senato sono stata l'unica a votare a favore, ma sono sicura che col voto segreto sarebbero molti di più», ha dichiarato in una intervista al Corriere della Sera Barbara Masini, senatrice azzurra che ha fatto di recente coming out proprio «per aiutare il dibattito sul ddl Zan».

Tuttavia, se gli emendamenti saranno centinaia, è certo che l'esame della legge Zan slitti a settembre. Anche perché domani si chiuderà la discussione generale, poi da mercoledì l'aula sarà impegnata con una sfilza di decreti non procrastinabili: il sostegni bis, il decreto reclutamenti nella pubblica amministrazione. E i dl semplificazioni e cybersicurezza, questi ultimi due ancora alla Camera ma da convertire prima della pausa estiva.

(con fonte Askanews)