28 ottobre 2021
Aggiornato 22:00
Lega

Giorgetti: «Draghi al Quirinale, poi torniamo subito al voto»

Il Ministro dello Sviluppo economico: «A gennaio mancherà un anno alle elezioni e Draghi non può sopportare un anno di campagna elettorale permanente. Diventerebbe De Gaulle»

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi ANSA

«La vera discriminante politica per i prossimi sette anni è che cosa fa Mario Draghi. L'interesse del Paese è che Draghi vada subito al Quirinale, che si facciano subito le elezioni e che governi chi le vince. Draghi diventerebbe De Gaulle. A gennaio mancherà un anno alle elezioni e Draghi non può sopportare un anno di campagna elettorale permanente. Da gennaio la musica sarà diversa. I partiti smetteranno di coprirlo e si concentreranno sugli elettori». Così in una intervista a La Stampa il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti.

Restando sul Quirinale, se non si realizzasse il disegno di Draghi al Colle per Giorgetti un bis di Sergio Mattarella è «complicato», le possibilità di Berlusconi sono «poche», mentre «non escludere Casini: è amico di tutti, no?».

Capitolo Lega: è «una sola» e non ci sono neanche due linee tra lui e Matteo Salvini, «al massimo sensibilità diverse», precisa. Mentre sulla proposta del salario minimo europeo, «se non c'è la parità di acquisto nei Paesi europei è piuttosto difficile da realizzare. Poi col salario minimo togli legittimazione alla contrattazione, ammazzando il sindacato».

Sulle prossime elezioni amministrative, su Roma il ministro non si sbilancia: «Dipende da quanto Calenda riesce a intercettare il voto in uscita dalla destra. Ballottaggio Gualtieri-Michetti? Vince Gualtieri. Michetti candidato sbagliato? Non lo so. Ma so che il candidato giusto sarebbe stato Bertolaso"; su Milano ha meno dubbi: «Sala può vincere al primo turno"; e a Torino Damilano «credo che possa vincere al secondo turno».