28 settembre 2021
Aggiornato 18:30
MoVimento 5 Stelle

Standing ovation per Conte alla Festa dell'Unità: «Insieme stiamo bene, ma datemi tempo»

«Bella Ciao» all’Osteria Partigiana: Giuseppe Conte non si è risparmiato, alla Festa nazionale dell’Unità a Bologna, ultima tappa di un intenso tour in Emilia Romagna

L'ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte
L'ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ANSA

BOLOGNA - Standing ovation in sala, accoglienza calorosa tra gli stand, selfie e un'intervista applauditissima in ogni passaggio: la seconda volta di Giuseppe Conte alla festa nazionale dell'unità dice che 'l'avvocato del popolo' piace ancora e tanto al popolo del Pd. Piaceva l'anno scorso, dove a Modena fu invitato da presidente del Consiglio, e piace oggi da presidente del Movimento 5 Stelle.

«E' segno di una richiesta di alleanza?», gli chiede la vicedirettrice del Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini che lo intervista in una sala che per la prima volta dall'inizio della kermesse dem registra il pienone. «Chiediamolo a loro», ribatte Conte. Domanda retorica, il pubblico risponde con un lungo applauso. «Abbiamo sperimentato insieme quanto si può lavorare bene».

Ma non è ancora il momento di un'alleanza strutturale. Conte giura di non provare invidia per l'attuale premier Mario Draghi, né di avere nostalgia di palazzo Chigi dove non pensa di tornare: «No, non lavoro per un destino personale, tre anni sono stati intensi, ora ho un progetto stimolante, sfidante, quello di rigenerare M5s». Ma neanche è pronto a dire sì a un candidato premier del Pd: «Non è freddezza, non credo sia il momento di tuffarci così nel vuoto, in un'alleanza strutturale, datemi tempo, anche il Pd ne ha bisogno, le agorà democratiche sono una bella iniziativa che richiede del tempo. Non possiamo fare una fusione a freddo».

Conte è arrivato alla Festa al Parco Nord di Bologna dopo un giro intenso in centro nell'orario dell'aperitivo, quando piazza Verdi è stipata di persone in attesa di un concerto serale. Qui il primo bagno di folla per l'ex premier che, tra selfie e autografi, ha camminato sotto i portici assieme ai rappresentanti bolognesi del M5s. Lo ha raggiunto poco dopo il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e insieme si sono diretti sotto le Due Torri dove hanno incontrato il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni comunali, Matteo Lepore. Il patto tra M5s e Pd è stato fatto da diverse settimane, ma è la prima volta che il neo leader incontra quello che sarà, anche grazie al sostegno del movimento, il futuro sindaco di Bologna. Lepore lo accompagna anche tra gli stand della Festa: qui con i cuochi del ristorante dell'Anpi canta Bella Ciao. Poi sale sul palco.

Non esclude l'obbligo vaccinale, dice che non gli risulta che una parte del Movimento sia contraria, difende il reddito di cittadinanza che a suo parere ha bisogno solo di qualche correttivo. Punge il ministro Renato Brunetta, salito sul palco prima di lui per un acceso dibattito che lo ha visto contrapposto al segretario della Uil Bombardieri. «Brunetta - consiglia Conte - deve essere più rilassato: anche in passato aveva atteggiamenti un po punitivi, glielo dico simpaticamente». L'ex premier pensa che lo smart working non sia una esperienza da chiudere ma si può trasformare in un'opportunità, soprattutto per il pubblico impiego.

Parla anche del Movimento che dalla sua elezione a presidente attende ancora la nomina dei nuovi organi statutari: con Beppe Grillo, assicura, «ci sentiamo assolutamente e frequentemente». Ma rifiuta la domanda sul «chi comanda»: «È una domanda che rifiuto, qui non c'è chi comanda. Abbiamo costruito un'architettura, Grillo conserva la grande funzione di garante e poi c'è un altro comparto che è la filiera politica, ci sono organi nuovi, non abbiamo ancora avuto il tempo di costituirli perché dopo l'elezione a presidente mi sono arrivate addosso le liste comunali. Non ho avuto ancora il tempo di fare una proposta e avviare la ricostituzione e il rinnovamento degli organi statutari». Ribadisce che M5s resta intransigente sulla difesa della legalità e ricorda «l'importanza dell'ethos pubblico: qui non posso non citare Enrico Berlinguer». Altro scrosciante applauso.

Sull'elezione del prossimo capo dello Stato accoglie la proposta di Enrico Letta di una moratoria fino a gennaio: «Credo Letta abbia detto una cosa saggia che anche io condivido. Se continuiamo quotidianamente ad alimentare il dibattito sul toto Quirinale l'effetto più immediato che otteniamo è un effetto che non possiamo permetterci, cioè quello di creare fibrillazione nell'azione di governo, una distrazione per la squadra dei ministri che sta lavorando in un contesto molto complicato».

(con fonte Askanews)