21 ottobre 2021
Aggiornato 00:00
Giustizia

«La riforma Cartabia mina la sicurezza nazionale»

Un allarme forte e chiaro lanciato stamattina in Commissione Giustizia alla Camera da due magistrati antimafia, Nicola Gratteri e Federico Cafiero de Raho

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L'improcedibilità dell'azione penale nei casi di sforamento della durata dei procedimenti (due anni per l'Appello, un anno per la Cassazione) così come previsto nella riforma della giustizia targata Cartabia è una «tagliola» che rischia di far saltare il 50 per cento dei processi, quasi nessun reato escluso, e soprattutto «mina la sicurezza nazionale» e «la credibilità dello Stato». Un allarme forte e chiaro lanciato stamattina in Commissione Giustizia alla Camera da due magistrati antimafia, Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro e titolare di indagini contro la 'ndrangheta che hanno portato al maxi processo in corso a Lamezia Terme e il procuratore nazionale antimafia e anti-terrorismo Federico Cafiero de Raho.

«L'improcedibilità dell'azione penale» - è la preoccupazione di Gratteri - è una «tagliola sui processi» che «rischia di generare un grande allarme sociale». «Questa disposizione avrà l'effetto di travolgere un enorme numero di sentenze di condanna» e «le conseguenze in termini concreti saranno la diminuzione del livello di sicurezza nazionale visto che converrà ancor di più delinquere».

«Fissare una tagliola con un termine così ristretto - osserva annullerà la qualità del lavoro dei magistrati e comporterà un aumento smisurato dei ricorsi in Appello e in Cassazione perchè se prima qualcuno non presentava impugnazioni con questa riforma tutti, nessuno escluso, presentarà questi ricorsi per giungere alla improcedibilità».

La 'riforma Cartabia' secondo Gratteri non prevede l'esclusione dei reati di mafia e di traffico di droga dalla possibilità di concordato-pattegiamento. «Dopo il processo di primo grado in cui un imputato è stato condannato per associazione mafiosa con ruolo di promotore oppure per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga - è il citato da Gratteri ai parlamentari che lo ascoltavano - oltre a singoli reati droga potrebbe concordare anche l'eliminazione della qualità di promotore e stiamo parlando di pene che vanno da veni a trent'anni». Difficilmente questo accordo non sarebbe avvallato.

Gratteri stima saranno a rischio almeno il 50 per cento dei processi. In particolare quelli che riguardano reati contro la pubblica amministrazione. «C'è un problema di sicurezza Nazionale», sottolinea il magistrato e «di credibilità dello Stato».

Dal suo osservatorio, il Procuratore nazionale antimafia e anti-terrorismo ha tenuto a ricordare che «l'esercizio dell'azione penale è, e resta, obbligatoria» e l'individuazIone di criteri di priorità può essere finalizzata solo a dare trasparenza. Un messaggio rivolto al Parlamento. «Rimettere a una riserva di legge - prosegue de Raho - la individuazione di questi criteri è come rimettere al Parlamento l'individuazione delle attività giudiziarie che devono essere sviluppate ma in questo modo si avrebbe una interferenza del Parlamento sulla attività giudiziaria e si andrebbe a toccare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura chè è garantita dalla Costituzione» e questo «andrebbe a minare il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale». E sulla prescrizione anche de Raho è stato chiaro: «Immaginare che tanti processi verranno dichiarati improcedibili è una cosa che sicuramente mina la sicurezza del nostro Paese».

(con fonte Askanews)