8 dicembre 2021
Aggiornato 07:00
Centrosinistra

Letta vede Renzi: sostegno a Draghi ma divisi su Conte e M5S

L'incontro, secondo fonti del Nazareno, è stato «franco e cordiale» e ha anche toccato il tema delle elezioni amministrative di ottobre. Dialogo non facile, leader Italia Viva dice no a M5s

Enrico Letta e Matteo Renzi
Enrico Letta e Matteo Renzi ANSA

Sette anni dopo si sono incontrati di nuovo, Enrico Letta e Matteo Renzi, nella sede Arel, cioè «in casa» del leader Pd. Un incontro non semplice, dopo il traumatico passaggio di consegne a palazzo Chigi, un colloquio tra due personalità molto diverse che certo non poteva d'un tratto cancellare anni di incomunicabilità. Le distanze restano, anche se ovviamente non riguardano l'approccio nei confronti del governo Draghi: il punto è la prospettiva che i due leader immaginano per i propri partiti e per il sistema politico nel suo complesso.

Letta punta a un nuovo bipolarismo, di fatto, tra centrodestra «normalizzato» da un lato e centrosinistra allargato a M5s e guidato dal Pd. Renzi ha in mente altro, continua ad immaginare uno spazio centrale a metà tra Lega-Fdi da un lato e M5s dall'altro, dove collocare la sua Italia viva, un'area aperta agli altri moderati, compresi quelli di Forza Italia.

Divisi su Conte e M5S

Renzi, parlando in tv, lo dice chiaramente: «Sui 5 stelle io e Letta abbiamo un'opinione diversa, ma era noto, lo abbiamo confermato oggi». Ma non si tratta semplicemente di una diversità di valutazioni su M5s, appunto, sono di fronte proprio due idee molto differenti del futuro assetto politico del Paese. «Io - spiega il leader di Iv - credo che da qui al 2023 non voglio stare nè con Salvini e Meloni ma nemmeno con grillini e populisti a sinistra, questo è il posizionamento di Italia viva».

Il segretario Pd, invece, ha già spiegato che considera cruciale l'alleanza con i 5 stelle per puntare a vincere le elezioni, sia le prossime amministrative che le politiche del 2023. Certo, con un Pd «leader», ha chiarito. E, in ogni caso, «la leadership la decideremo quando capiremo come si organizzerà l'alleanza. Chi prenderà più voti avrà il diritto di esercitare la leadership». Insomma, nessuna intenzione di riconoscere a Giuseppe Conte quel ruolo di «federatore» del centrosinistra che era stato immaginato dai vertici Pd prima dell'arrivo di Letta.

Renzi riconosce che il segretario Pd sta cambiando rotta rispetto al suo predecessore: «Letta sta cercando di fare un lavoro molto serio nel Pd e io gli faccio di cuore e sinceramente gli auguri, è un disegno complicato, difficile». Di sicuro, «sono molto contento perchè il Pd ha cambiato posizione: prima diceva o Conte o morte, oggi con Letta è un grande sostenitore del governo Draghi che penso sia un bene per l'Italia». Sul resto, cioè sull'alleanza, «vedremo», dice il leader Iv.

Ma anche Letta conferma che oggi è stato solo un incontro interlocutorio: «Quello con Renzi è stato un incontro franco, cordiale, utile, un incontro tra due persone molto diverse. Su alcune cose siamo d'accordo, su altre in disaccordo. Sono qui cercando di mettere da parte le mie considerazioni di carattere personale, altrimenti non sarei tornato». Un inizio di disgelo, ma «solo l'avvio di un percorso lungo», commenta Sandra Zampa della segreteria Pd. Alla fine conviene a tutti vedere come evolverà il quadro nei prossimi mesi.

Fassino: «Serve campo progressista con Renzi e Calenda»

«Il Pd che abbiamo immaginato non c'è ancora, bisogna continuare a lavorare per farlo. Scioglierlo? No, sono contrario a scioglierlo, non è così che si risolvono i problemi, oggi il Pd è l'unico punto di riferimento per la solidità del sistema italiano». Così a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, il deputato PD Piero Fassino.

«Se alle prossime elezioni vogliamo vincere abbiamo bisogno di riorganizzare un campo progressista più largo di quello attuale. Partendo dall'alleanza avuta in questi mesi, coi 5S e LeU, ma non considerandolo un recinto chiuso, questo deve esser un punto di partenza». Aprendo anche a Carlo Calenda e Matteo Renzi? «Anche loro due. Entrambi nascono dentro al Pd anche se ora non ci sono più, ma noi li consideriamo sempre nel campo progressista. Tanto è vero che stamattina Letta ha incontrato Renzi», ha concluso Fassino a Rai Radio1.

(con fonte Askanews)