17 giugno 2021
Aggiornato 03:30
Crisi di Governo

C’è la fiducia (con 156 voti) ma non la stabilità

Si chiude così, con una maggioranza incerta, il giorno più lungo del presidente del Consiglio, che da oggi ha il compito più difficile: provare a far nascere il gruppo dei «volenterosi»

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Senato
Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Senato ANSA

Giuseppe Conte ottiene la fiducia al Senato con 156 sì (compresi 3 senatori a vita) e 140 no, ma con l'astensione di 16 parlamentari di Italia viva. Si chiude così, con una maggioranza incerta, il giorno più lungo del presidente del Consiglio, che da oggi ha il compito più difficile: provare a far nascere il gruppo dei «volenterosi». Una condizione indispensabile, perché la chiede il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e perché altrimenti nelle commissioni sarebbe un 'Vietnam' continuo.

Anche considerando una assenza per malattia tra i 5s, la strada per creare il nuovo gruppo appare in salita. «Certo che c'è un problema di numeri, se questi numeri non ci sono questo governo va a casa», ha ammesso il premier nella sua replica, in cui ha usato parole dure per Matteo Renzi e ha cercato di 'convincere' gli indecisi: gli ex M5s Tiziana Drago e Mario Giarrusso e il socialista Riccardo Nencini in primo luogo. Alla fine ha ottenuto il voto di Nencini, due da Forza Italia (Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin) ma non quelli dei due ex pentastellati.

A questo punto, gli 'obiettivi' a cui punta il premier, spiegano fonti di maggioranza, sono dentro Italia viva, dove per ora gli 'scontenti' che secondo i pontieri ci sarebbero non sono venuti allo scoperto, all'interno della stessa Forza Italia, e fra i tre senatori dell'Udc. «Oggi non votiamo la fiducia, domani vediamo», ha detto Paola Binetti, lasciando una porta aperta.

L'appello lanciato ieri, Conte lo ha ribadito oggi. «Noi - ha detto - abbiamo chiesto di aderire a un progetto, sulla base di scelte chiare e valoriali. Certo è un progetto che ha un perimetro già delimitato, un solido dialogo sperimentato già da almeno tre forze di maggioranza ma ben aperto a chi vuole migliorarlo, a chi vuole portare un contributo di idee e progetti, di impegno leale e definire con noi un patto di fine legislatura».

Conte ha seguito da Palazzo Chigi l'esito del voto (l'attesa si è protratta per due voti 'contestati') riunito con il suo staff. Domani, con ogni probabilità, salirà al Colle per riferire al Capo dello Stato e poi farà le prossime mosse per cercare di dar vita alla nuova maggioranza. Se il progetto andasse in porto, potrebbe anche portare a un Conte ter e non a un semplice rimpasto limitato. Il premier, nei mesi scorsi, sottolineano fonti di governo, ha sempre evitato il tema, temendo che mettere mano a diverse 'caselle' avrebbe potuto portare a un terremoto dalle conseguenze imprevedibili. Con l'arrivo dei 'volenterosi', però, si potrebbe fare e lo dice chiaramente: «Subito dopo l'eventuale fiducia - ha sottolineato - valuteremo un tema di cui stavamo già discutendo: come rafforzare la squadra di governo». Questo, si fa notare, sapendo che l'operazione di un 'ter' dovrebbe fondarsi su un accordo fatto e 'blindato' da portare al capo dello Stato.

(con fonte Askanews)