20 settembre 2020
Aggiornato 13:00
Centrodestra

Silvio Berlusconi «insiste»: Ora non possiamo fare a meno degli aiuti UE

Il leader di Forza Italia: «Nonostante alcune difficoltà inziali, oggi l'Europa sta mettendo in campo, grazie anche al nostro lavoro, risorse fondamentali a favore degli Stati più deboli come l'Italia»

Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi
Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi ANSA

ROMA - «Da imprenditore, la capisco perfettamente. Per questo lo Stato ci deve essere, in una situazione come questa deve farsi sentire al fianco delle imprese. Se questo non accadrà, tragedie come quella di Napoli - e la tragedia parallela di tanti padri emadri di famiglia lasciati a casa - non saranno colpa del virus, ma dei ritardi e delle omissioni di chi avrebbe dovuto intervenire». Lo dice Silvio Berlusconi in un'intervista a Libero.

«L'economia, oltre a meno tasse e meno burocrazia, ha bisogno di una serie immediata di interventi che immettano liquidità nel sistema - spiega il leader di Forza Italia -: contributi a fondo perduto e prestiti agevolati e garantiti per le aziende e le persone in difficoltà, incentivi fiscali, pagamento immediato dei debiti della Pubblica Amministrazione, sospensione delle scadenze tributarie, condizioni agevolate per risolvere le pendenze con il fisco. Il governo finora è stato sempre in ritardo e ha fatto troppo poco. Adesso non è il momento delle polemiche, ma spero che da qui in avanti vengano presi finalmente in considerazione i contributi costruttivi dell'opposizione».

Per la ricostruzione occorre cambiare strada

Secondo Berlusconi poi «il governo delle quattro sinistre è lontanissimo - direi antitetico - rispetto alla nostra visione liberale e cristiana, ai nostri valori, ai nostri programmi. È anche un governo manchevole sul piano delle competenze e dell'esperienza, non scelto dagli elettori e non rappresentativo della maggioranza degli italiani. Ma è il governo in carica, e nell'emergenza dobbiamo offrire il nostro contributo al governo che c'è. Per la ricostruzione tuttavia occorre cambiare strada: guai se - come vorrebbe la sinistra - si prendesse a pretesto l'emergenza per un nuovo statalismo, nuove nazionalizzazioni, un ruolo dirigista dello Stato nell'economia. Quando sento esponenti di primo piano del Pd teorizzare che lo Stato debba entrare nella gestione delle aziende private che vengono aiutate, mi preoccupo davvero».

«Dilettantismo» al Governo

«L'emergenza sta dimostrando che non si governa un grande Paese, in un momento drammatico, con il dilettantismo, con la retorica dell'uno vale uno, con persone che non hanno mai amministrato nulla e non hanno mai praticato un lavoro serio in vita loro. Ci vuole esperienza di vita, di lavoro, di impresa, di mercato, di governo. Quella che noi offriamo, e che manca ai Cinque Stelle e per gran parte al governo Conte», insiste l'ex premier.

«Ora non possiamo fare a meno degli aiuti UE»

Infine sul ruolo dell'Unione europea Berlusconi dice: «Sarebbe ingeneroso dire che di fronte a quest'emergenza l'Europa non ci sia. Nonostante alcune difficoltà inziali, oggi l'Europa sta mettendo in campo, grazie anche al nostro lavoro, risorse fondamentali soprattutto a favore degli Stati più deboli come l'Italia. Dal fondo Sure per la cassa integrazione, agli stanziamenti della Bei, al Mes senza condizioni. Per non parlare della garanzia della Bce sul debito pubblico dei Paesi in difficoltà. Naturalmente è decisivo quello che accadrà con la Recovery Initiative, che dovrà essere adeguata e comprendere una quota importante di finanziamenti a fondo perduto. L'Europa oggi per noi, fra garanzie, prestiti, investimenti e contributi a fondo perduto significa centinaia di miliardi di euro. Non possiamo certo immaginare di farne a meno, come forse è negli intendimenti di una parte dei Cinque Stelle».

«Calcio? Non mi sembra tema così urgente»

«Io amo il calcio, che è stato una parte importante della mia vita. Sono il presidente di club che ha vinto più titoli nella storia del calcio mondiale. Ma oggi, mentre tanti italiani ancora muoiono, e tanti ancora soffrono negli ospedali, mentre tante aziende rischiano di fallire e tanti posti di lavoro di andare perduti, mentre ancora sono chiuse le scuole e le università, la ripartenza del calcio non mi sembra un tema così urgente. Anche se è necessario tutelarlo e il governo non sta facendo abbastanza per tutto il mondo dello sport che è importante sia per un sano stile di vita sia per le migliaia di posti dilavoro che garantisce».