2 ottobre 2020
Aggiornato 00:00
Centrosinistra

Pierluigi Bersani vuole un nuovo partito di sinistra: «Dalle sardine ai sindaci è l'ora di una cosa nuova»

L'ex leader del Partito Democratico non vede uno spazio al centro, inseguito da Matteo Renzi e Carlo Calenda: «Il centrismo è un luogo del narcisismo e delle avventure individuali»

L'ex Segretario del PD, Pierluigi Bersani
L'ex Segretario del PD, Pierluigi Bersani ANSA

ROMA - «Da questa situazione di crisi la sinistra non uscirà con i vecchi attrezzi». Pier Luigi Bersani, ex segretario del Pd, pensa che sia l'ora di un progetto nuovo e comune di tutte le componenti della sinistra. In un'intervista al quotidiano la Repubblica sottolinea che «in tutto il mondo la sinistra è attardatissima sulle sue antiche parole d'ordine. In Italia ancora di più. Ecco perché è l'ora di una cosa nuova». Il tema, secondo Bersani, non è rientrare in un Pd rinnovato: «Sento spesso pronunciare questa parola: ricomposizione. Lo dico chiaro, non è questo il problema. Non servirebbe, non è sufficiente appunto rimettere insieme i vecchi attrezzi. Quando il Pd parla di allargarsi, aprirsi, rifondarsi, dico che è meglio di niente. Ma è diverso dal dire, come invece dovremmo: serve una cosa nuova, una sinistra dei tempi nuovi. Noi siamo pronti. Zingaretti ha capito una cosa fondamentale: non possiamo stare fermi sulle gambe, qualcosa bisogna che c'inventiamo. Con l'attuale assetto dei partiti non si incrociano le nuove sensibilità. Sennò non ci sarebbe bisogno delle Sardine».

Bersani aggiunge che non solo le Sardine devono partecipare al nuovo partito. «Mica solo loro - dichiara - c'è un mondo civico, cattolico, del volontariato. Gente che non può sentirsi dire quello che disse Berlinguer a noi del '68: entrate e cambiateci. Questi soggetti vogliono essere protagonisti. Ho una idea. Un grande appuntamento programmatico, apertissimo, che parta da tre questioni. La risposta della sinistra moderna alle tre grandi transizioni: ecologica, demografica e tecnologica. Titoliamo una serie di proposte che siano propulsive ma anche protettive rispetto alle conseguenze sul popolo di queste transizioni. L'esito del percorso lo lascio al tavolo. Se va bene, sarà un un partitone. Al peggio sarà comunque un nuovo nucleo familiare».

«Il centrismo è il luogo del narcisismo»

L'ex leader del Pd non vede uno spazio al centro, inseguito da Matteo Renzi e Carlo Calenda: «Parlo di quelli che pensano, sbagliando, che si creerà di nuovo uno spazio al centro. Il centrismo oggi è un luogo del narcisismo e delle avventure individuali nel quale si affollano protagonisti che pensano di concorrere tra di loro in un metro quadro di spazio. Alla fine, forse, si alleeranno e il simbolo sarà il Narciso che si specchia».

Sui Cinquestelle, inoltre, ricorda che «sono nati con l'anti-politica, ma hanno sempre avuto un filone di civismo radicale. Se il filone guida il traffico, non va bene. Ma è un problema se, in un Paese come l'Italia, non è rappresentato. Ora si sono cacciati nel dibattito Di Maio sì, Di Maio no. Sono vittima di un meccanismo verticistico e privo di responsabilizzazione, perché decide sempre qualcun altro. Tutto questo impedisce a loro e a noi di rispondere alla domanda chiave: da che parte si mettono culturalmente. Ne ho parlato con tanti di loro».