24 ottobre 2019
Aggiornato 06:30

Luigi Di Maio prova a «rimpatriare» Salvini

I Ministri degli Esteri e della Giustizia firmano il Decreto rimpatri: «Non urla ma fatti: si accorciano i tempi da due anni a 4 mesi»

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ROMA - «Un decreto che non urla ma che si occupa dei fatti»: così il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha definito il nuovo decreto interministeriale che viene firmato oggi dai responsabili di Esteri, Interni e Giustizia, presentato oggi alla Farnesina con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Un decreto che va inteso, ha detto il capo della Farnesina, come «il primo step del nostro piano per avere rimpatri sicuri». Di Maio ha sottolineato come il decreto miri a ridurre i tempi dei rimpatri «da almeno due anni a quasi quattro mesi», con un cambio di rotta rispetto alle «troppe lungaggini burocratiche, tra le domande d'asilo e i ricorsi» che determinano ad oggi la tempistica dei rientri in patria per chi non ha diritto di restare in Italia. Secondo il ministro, si tratta di un terzo dei migranti che oggi arrivano nel nostro Paese.

Decreto rimpatri non comporta oneri di spesa

Il decreto di rimpatri sicuri presentato oggi alla Farnesina dal ministro degli Esteri Luigi di Maio «non comporta oneri di spesa per la semplice ragione che questo tipo di decreto inverte l'onere della prova», ovvero sarà il richiedente asilo a dover presentare le prove dei rischi che corre nel Paese d'origine e non dei magistrati. «Il fondo di rimpatrio (?) che può arrivare a 50 milioni di euro non è il fondo di spese nostre per effettuare il rimpatrio, ma è il fondo che ci serve per sottoscrivere gli accordi. Nel senso che capiremo l'esigenza di spesa anche in base, per esempio, ai progetti di cooperazione allo sviluppo che avvieremo con i paesi per poi accelerare il meccanismo di rimpatrio», ha spiegato il ministro.

Gli accordi di Malta importanti ma non risolutivi

Di Maio ha quindi voluto ribadire la sua posizione rispetto agli accordi di Malta sulla redistribuzione dei migranti nei Paesi dell'Unione sottoscritti anche dalla ministra dell'Interno Luciana Lamorgese: «Non credo che la redistribuzione dei migranti negli altri paesi europei sia la soluzione del problema. La redistribuzione ci aiuta soltanto a gestire il problema degli sbarchi come Europa e non più come Italia. Ma se abbiamo delle persone che secondo le regole internazionali e le leggi italiane non possono stare qui, noi dobbiamo fare molto di più con il sistema dei rimpatri».

Un decreto che non urla ma fa i fatti

Presentando alla Farnesina il nuovo decreto interministeriale Esteri, Giustizia e Interno sui migranti, il ministro e capo politico di M5S ha esordito affermando: «Sui migranti presentiamo un decreto che non urla ma fa i fatti» sottolineando che si tratta solo del «primo step del nostro piano per i rimpatri sicuri», che «porterà da due anni a quattro mesi i rimpatri verso 13 Paesi. Nessuna volontà di contrapporre il testo al dl Sicurezza» - Di Maio ha quindi affermato che, «per quanto riguarda il decreto sicurezza, qui non c'è nessuna volontà di mettere questo decreto in contrapposizione con altri. Abbiamo detto che sul decreto Sicurezza recepiremo le osservazioni del presidente della Repubblica».