15 ottobre 2019
Aggiornato 12:30

Conte: «L'Italia ha bisogno di riforme non di fenomeni. Salvini? Non ci siamo più sentiti»

Intervistato da Mentana, il presidente dell'esecutivo gialloverde è sembrato entusiasta della nuova esperienza di governo: «Di Battista? Io del PD mi fido»

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte
Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ANSA

ROMA - L'Italia ha bisogno di riforme e non di «fenomeni». Lo ha detto il presidente del consiglio Giuseppe Conte parlando alla festa di 'Articolo 1'. «Il nostro paese non ha bisogno di fenomeni, ha bisogno di realizzare» le riforme. Quello del governo «è un progetto riformatore che ha una prospettiva».

C'è stato cambiamento nel Paese, ha sorpreso anche me

Il cambio di governo ha sorpreso anche Giuseppe Conte, il presidente del Consiglio lo racconta parlando alla festa di 'Articolo 1'. «Nel volgere di pochi giorni ho respirato un cambiamento nel paese innanzitutto. Mi ha molto sorpreso. La mia sensazione è che il Paese abbia ad un tratto a ragionare in termini diversi. Si sono poi create le premesse politiche... è stato un fuoco concentrico di sollecitazioni», ha detto. «La prospettiva vera - ha continuato Conte - ha assunto contorni ben definiti quando c'è stata la decisione di parlamentarizzare la crisi. Per me il passaggio davanti al Parlamento è il passaggio più trasparente e lineare. Solo con la trasparenza le istituzioni riacquistano la fiducia dei cittadini. Quello che posso garantire è la massima trasparenza nei confronti dei cittadini. Ciascuno degli interlocutori si assume la propria responsabilità di fronte al Parlamento, ai rappresentanti del popolo».

Per l'Italia c'è solo la prospettiva europeista

«Per l'Italia non c'è altra prospettiva che quella europeista, anche se l'Ue ha bisogno di cambiare linea. Per me prospettive diverse (da quella europeista, ndr) sono semplicemente velleitarie, non avevamo altra prospettiva. Ma sono stato altresì consapevole che la nostra casa comune europea sta attraversando un periodo difficile».

Avrei preferito sapere prima della scissione di Renzi

La scissione di Matteo Renzi dal Pd «era nell'aria» ma Giuseppe Conte avrebbe preferito che venisse ufficializzata prima della nascita del governo per valutare bene il quadro al momento di sciogliere la riserva sul nuovo incarico. «Era un po' nell'aria, se ne era un po' parlato. Mi hanno sorpreso i temi, l'ho detto anche a Matteo Renzi nella telefonata che mi ha fatto». Ha spiegato Conte: «Perché nel momento in cui un presidente incaricato deve sciogliere la riserva è bene che abbia piena contezza» del quadro in Parlamento. «Avrei voluto, preteso, un confronto con gli esponenti di questo gruppo. E se del caso tenerne conto al momento di sciogliere la riserva. Un presidente del Consiglio che sciogliere la riserva si assume la responsabilità della sostenibilità del progetto che presenta al paese. Non sto dicendo che sia venuta meno la sostenibilità ma» sarebbe stato preferibile avere questo dato prima.

Di Battista? Io del Pd mi fido

Giuseppe Conte non raccoglie l'invito di Alessandro Di Battista a non fidarsi del Pd. Conte spiega: «Io mi fido del Pd perché è una forza che ha scelto responsabilmente di sostenere questa esperienza di governo».

Con nuovo governo più facile parlare di immigrati con Ue

Con il nuovo assetto di governo è più facile affrontare il tema immigrazione in Europa, lo spiega il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. «Diciamo... la dico tutta. I rapporti personali sono stati sempre eccellenti, ora c'è approccio sistemico più efficiente. Prima dovevo chiedere cortesie personali, perché l'Italia era refrattaria a qualsiasi meccanismo di condivisione, ora l'Italia sta in un approccio europeo...». Spiega Conte: «Sapete cosa è cambiato? Se prima le persone stavano 20-25 giorni in mare con grandi sofferenze, ora la redistribuzione europea ci viene assicurata subito». Insomma, «prima passato i fine settimana al telefono a chiedere cortesie personali, oggi chiedo una cortesia di sistema. E non è neppure una cortesia, chiedo che sia fatto quello che deve essere fatto nei confronti dei migranti».

Ong non sono nemici, ma in Italia non può entrare chiunque

Le Ong non sono «nemici del popolo», ma non si può nemmeno pensare che in Italia possa «entrare chiunque. Io personalmente non vedo le ong come dei nemici del popolo e negli interventi miei non ci sarà mai ombra di questa valutazione. Però attenzione - ha aggiunto - il tema dell'immigrazione è un tema complesso. Perché dobbiamo occuparci solo dello sbarco? La prospettiva umanitaria ci impone - come ho fatto ieri incontrando il presidente Serraj - di premere, perché in Libia ci sono dei centri dove le persone vivono in condizioni inaccettabili». Conte ha spiegato: «Al presidente Serraj ho specificato che tra le premesse perché l'Italia continui ad appoggiare l'autorità nazionale (libica, ndr) c'è stato anche il fatto di richiamare la sua attenzione sulle condizioni in cui vivono i migranti. Ho detto che l'Italia è pronta a rinforzare gli aiuti per garantire condizioni minime a queste persone. Domenica sarò all'Onu, chiederò che le agenzie Onu rinforzino la loro presenza. Dobbiamo intervenire a livello europeo». Insomma, «preoccuparsi del problema dell'immigrazione non significa solo stare a vedere la nave se sbarca. Sicuramente affronteremo il problema in maniera pragmatica. Non dovete pensare però che deve cambiare la filosofia secondo cui in Italia si consente a chiunque di entrare.Comunque dobbiamo controllare i nostri confini, non dobbiamo consentire che si alimenti il traffico di vite umane. Dobbiamo incrementare la cooperazione, coinvolgere i Paesi europei».

Con Salvini non ci siamo più sentiti

Giuseppe Conte non ha più avuto contatti con Matteo Salvini dopo la nascita del nuovo governo. Del resto, aggiunte, che l'opposizione si senta con il presidente del Consiglio non è una necessità, ci rispetteremo, ci confronteremo in Parlamento, ma sentirsi continuamente non lo trovo così necessario». La rottura tra Giuseppe Conte e la Lega non è recuperabile. Il no, spiega, si può «declinare all'infinito».