12 novembre 2019
Aggiornato 02:30

Carlo Calenda rilancia: «Se non si rinuncia alla battaglia torno nel Pd»

L'ex Ministro: «Mi dimetto dal Parlamento europeo, lotto con voi, ma dovete avere la forza». De Micheli: «Nel Pd serve pluralismo. Calenda deve restare dentro»

Carlo Calenda
Carlo Calenda ANSA

RAVENNA - Se il popolo dem non rinuncia alla battaglia contro i sovranisti «io non vado via» e «non solo rientro nel Pd, mi dimetto dal Parlamento europeo e mi prendo il collegio uninominale più difficile che c'è per fare la battaglia con voi, ma dovete avere la forza». Lo ha detto Carlo Calenda durante un dibattito alla Festa nazionale dell'Unità a Ravenna. In platea tanti applausi e qualche fischio, ma l'ex ministro rassicura: «la tessera l'ho qui dentro il portafoglio, ve la faccio vedere».

«Voglio lottare con il PD»

«Non vado via da questa comunità, è questa comunità che è andata via dalla battaglia, che si rifiuta di battersi - ha spiegato Calenda durante il dibattito con la vicesegretaria del Pd, Paola De Micheli -. Se voi non vi rifiutate di battersi io la tessera l'ho qui e ve la faccio vedere, non solo rientro nel Pd, mi dimetto dal parlamento europeo e mi prendo il collegio uninominale più difficile che c'è per fare la battaglia con voi, ma dovete avere la forza. Non ho nessuna voglia di uscire dal Pd, di fare una cosa contro il Pd - ha aggiunto l'ex ministro -. Io voglio lottare con voi. Se lo posso fare dentro il Pd lo faccio dentro il Pd, se devo scegliere la strada di farlo fuori dal Pd perché il Pd non lo vuole fare, io lo faccio fuori dal Pd».

«Atto di coraggio è essermi iscritto al PD»

L'«essere uscito dal Pd» non è «un atto di coraggio», lo è invece «l'essermi iscritto al Pd dopo il 4 marzo. In questi giorni non ho detto niente di negativo su Nicola» Zingaretti. «La differenza tra me e lui - ha spiegato Calenda - è che io non porto il peso di una comunità politica e lui invece sì. Per me essere coerente con me stesso è molto più facile, per lui è molto più difficile. Non considero essere uscito dal Pd un atto di coraggio - ha aggiunto l'ex ministro -, considero l'essermi iscritto al Pd dopo il 4 marzo un atto di coraggio. Ma così non si combatte e non erano così le ragioni di quel patto che era stato fatto».

De Micheli: «Nel Pd serve pluralismo»

«Io sono stata dentro» il Partito democratico «anche quando non ho condiviso delle scelte umane non politiche molto dolorose». E' per questo motivo che la vicesegretaria del Pd, Paola De Micheli, ha chiesto a Carlo Calenda di restare dentro il partito, perché «noi abbiamo bisogno esattamente di questo pluralismo. Credo che una persona intelligente e capace come Carlo - ha spiegato De Micheli nel dibattito con Calenda - invece di tagliare in maniera così netta il rapporto col partito se prende una decisione diversa rispetto ai suoi 'desiderata' dovrebbe stare dentro a questa comunità per continuare ad essere pungolo e stimolo, per continuare ad aiutarci, per evitarci qualche sciocchezza magari su qualche dossier importante di cui lui è molto più esperto di tanti di noi, in una condizione per lui più faticosa di altri».

«Le battaglie vanno condotte dentro il PD»

«Io credo che ci sia stata una grande reciprocità tra questa comunità e Carlo e Carlo a questa comunità - ha proseguito De Micheli - e vorrei che questa reciprocità durasse, anche in momenti di scelte diverse. Io sono stata dentro anche quando non ho condiviso delle scelte umane non politiche molto dolorose. E' cambiato i vento e faccio la vice segretaria. Carlo - ha concluso - ha tutto il tempo, la voglia, la possibilità, il consenso per fare queste battaglie dentro il Pd perché noi abbiamo bisogno esattamente di questo pluralismo».