23 luglio 2019
Aggiornato 05:00

Paolo Gentiloni «rinnova» le accuse a Matteo Salvini: «Vuole problemi, non soluzioni»

L'ex Presidente del Consiglio scrive a Repubblica: «Truci e illegali esibizioni propagandistiche che isolano l'Italia e fanno a pezzi la rete d'accoglienza»

L'ex Premier Paolo Gentiloni
L'ex Premier Paolo Gentiloni ANSA

ROMA - «Caro Direttore, io accuso Matteo Salvini. Lo accuso perché sta cancellando l'immagine di un'Italia che sull'immigrazione aveva 'salvato l'onore dell'Europa'». E' l'incipit del pubblico «Je accuse» nei confronti del ministro dell'Interno, vicepremier e leader della Lega divenuta alle europee primo partito del Paese, che l'ex premier Pd Paolo Gentiloni affida ad una lettera aperta al quotidiano «la Repubblica» , in risposta al dito puntato contro il suo Governo da Matteo Renzi, sullo stesso quotidiano e nella stessa forma.

Tanti nemici, tanto onore

«Accuso Salvini - scrive Gentiloni - per la disinvoltura con cui adopera alcune parole. Tanti nemici tanto onore: non è soltanto una sbruffonata autolesionista, come si è visto anche in questi giorni dal nostro isolamento sui tavoli di Bruxelles, è il recupero sfrontato di un linguaggio messo al bando dalla storia». E «accuso Salvini per il danno che sta facendo alla funzione stessa del ministro dell'Interno. Il responsabile della sicurezza di noi tutti non può trascorrere le proprie giornate tra comizi, selfie e addirittura attacchi sguaiati alla magistratura. E soprattutto non può mettere in scena una strategia della tensione sulla pelle di poche decine di migranti: 'Coloro che salvano vite umane non possono essere criminali', come ha ricordato il presidente tedesco Steinmeier. Questa piccola strategia della tensione non ha alcuna giustificazione. La chiusura dei porti non è infatti la risposta sbagliata a una situazione di emergenza - che non esiste - ma una truce esibizione propagandistica incompatibile con il diritto internazionale».

Salvini vuole problemi, non soluzioni

Inoltre, prosegue Gentiloni, «accuso Salvini di non aver utilizzato una condizione relativamente favorevole. Bisognava attuare l'intesa con la Libia, specie nella parte di contrasto al disastro dei diritti umani nei campi. Era il momento di promuovere corridoi umanitari per i rifugiati, cominciando da quelli detenuti in zone a rischio di conflitto. Si trattava di proporre per i migranti economici quote di ingressi regolari e sicuri. Bisognava migliorare i compiti delle missioni navali, non cancellarle. E occorreva rafforzare, con la necessaria rete di alleanze, la stabilità della Libia anziché vedere indebolita l'influenza italiana tra un insulto alla Tunisia e una lite con la Francia».

Fatto a pezzi la rete d'accoglienza

«La verità? Salvini e il governo - conclude l'ultimo inquilino dem di palazzo Chigi - non hanno fatto nulla di tutto questo perché preferiscono il problema alla sua soluzione. Non solo. Hanno anche fatto a pezzi, con il decreto sicurezza, il nostro sistema di accoglienza e integrazione, che con tutti i suoi limiti e qualche evidente stortura aveva comunque contribuito - accanto alla straordinaria attività di molti Sindaci e delle reti di volontariato laico e religioso- a contenere i rischi di esclusione e odio sociale che abbiamo visto purtroppo esplodere in diversi paesi a noi vicini. Quel 'la pacchia è finita' rivolta ai migranti irregolari che vengono messi in mezzo alla strada non procura sicurezza, è lo slogan di un governo in cerca di guai».