5 dicembre 2019
Aggiornato 16:01

L'ultimatum del Premier Conte alla maggioranza: «Collaborate o lascio»

«Se i comportamenti di M5s e Lega non fossero coerenti e conseguenti, con trasparenza e nel rispetto delle procedure costituzionali rimetterò il mandato nelle mani del presidente della Repubblica»

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ROMA - Un ultimatum alle forze di maggioranza e ai due leader Luigi Di Maio e Matteo Salvini: basta polemiche elettorali, dice Giuseppe Conte, decidete che fare per andare avanti con il «Governo del cambiamento» serve «leale collaborazione». Se mancherà e se le risposte non saranno rapide (ma non c'è una scadenza precisa) il presidente del Consiglio potrebbe dimettersi. Conte convoca i giornalisti a palazzo Chigi per provare a riprendere la scena dopo settimane di guerra di parole fra i suoi due vice, che sono anche i suoi danti causa. «Polemiche sterili», commenta, che hanno dato l'impressione di «uno stallo nell'azione di Governo che non c'è stato».

Mai stato iscritto al MoVimento 5 Stelle

«Avevo sottovalutato gli effetti della campagna elettorale», ammette il premier, che rivendica la sua indipendenza anche dal Movimento 5 stelle («mai stato iscritto») e recita il giuramento pronunciato un anno fa all'insediamento: «Il mio solo riferimento - dice - è l'articolo 95 della Costituzione». Conte rivendica il «patto sociale» con le fasce sociali più colpite dalla crisi, realizzato con i provvedimenti principali portati a casa dai gialloverdi: decreto dignità, quota 100, reddito di cittadinanza, ma anche gli interventi sull'immigrazione e la sicurezza.

Serve una leale collaborazione

Poi lancia l'appello agli alleati a un cambiamento di metodo: «Leale collaborazione significa», dice a titolo di esempio, che quando lui e il ministro dell'Economia trattano con Bruxelles «le due forze politiche non intervengono ad alterare questa delicata interlocuzione». E siccome «le regole europee sono quelle, fino a che non le cambiamo», Conte propone di diluire la flat tax in una «riforma complessiva» del sistema fiscale e della giustizia tributaria, mentre sull'immigrazione rivendica una linea «di maggior rigore» di tutto l'esecutivo che però «non è la linea dura di Salvini». A una giornalista tedesca che lo accusa per le conseguenze dei naufragi, risponde a muso duro: «Non le permetto di dire che il governo italiano ha causato la morte in mare di qualcuno. Siamo sempre intervenuti per salvare chi era in difficoltà, questa accusa la respingo, è inaccettabile».

Cerino nelle mani di Salvini e Di Maio

Ma in definitiva, il messaggio è quello rivolto agli alleati: «Se i comportamenti di M5s e Lega non fossero coerenti e conseguenti, con trasparenza e nel rispetto delle procedure costituzionali rimetterò il mandato nelle mani del presidente della Repubblica». Palla (o cerino) nelle mani dei leader, in particolare in quelle di Salvini, il più indiziato di una volontà di forzare gli equilibri dopo il successo della Lega nelle elezioni europee. Il leader del Carroccio gli risponde in diretta dalla piazza, secondo l'etichetta istituzionale dell maggioranza in carica, «non abbiamo mai smesso di lavorare, evitando di rispondere a polemiche e anche insulti, e gli italiani ce lo hanno riconosciuto con 9 milioni di voti domenica». Conte controreplica in chiusura di conferenza stampa: «Allora ci dobbiamo vedere», taglia corto. Poi si immerge nella riunione con i capigruppo di Lega e M5s e i relatori del Senato sul decreto sblocca-cantieri, prima delle numerose mine sulla sua strada.